Dalla finestra della mia cucina si vedono dei prati verdi, dietro delle case e in fondo, ritagliate nel cielo, le montagne ancora spruzzate di neve.

Una volta i prati erano divisi da filari di salici che allungavano le loro radici nelle rogge.

L’acqua scorreva trasportando semi, piccoli insetti; a volte pezzi di plastica o bottiglie, dandogli comunque un senso, un ritmo, o anche solo una direzione.

Adesso non più.

Gli animali per bere devono spostarsi, esponendosi a rischi di svariata natura.

Fra tutti il più temibile ha un nome: uomo.

I filari di salici erano quinte al riparo delle quali si rappresentava la vita, quella più minuta e segreta, la piccola, microscopica vita che sostiene tutto il creato.

Guardo dalla finestra della mia cucina i prati, le case, le montagne, e sento che ho perso qualcosa.

E qualcosa perderò, giorno dopo giorno. Restando a guardare dalla finestra della mia cucina.

Fonte: 40 anni appena fatti

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