Viviamo un momento storico di grandi fermenti. Da una parte l’implementazione di mono-colture (e culture) intensive ed estensive, in cui la quantità la fa da padrone a discapito della qualità e della biodiversità. Dall’altro sempre più realtà resilienti e resistenti testimoniano come un’agricoltura rispettosa della terra e della vita possa divenire punto di incontro e di partenza per un reale cambiamento. Un cambiamento che offre tantissimi benefici: sicurezza alimentare, rafforzamento delle economie locali, riqualificazione dei suoli, contrasto ai cambiamenti climatici. Ma non solo. Anche le culture locali, i sistemi di conoscenze tradizionali, le relazioni sociali e l’idea stessa di comunità possono rinascere attorno a un pezzetto di terra coltivato con amore.

L’agricoltura ha infatti un potenziale enorme, non solo nello sviluppo delle economie locali, ma anche e soprattutto nel sociale: è  capace di aggregare persone, di creare luoghi di formazione e d’integrazione, di diffondere una cultura ambientale, prima ancora che agricola, rispettosa della natura e dei suoi ritmi. 

In quest’ottica nascono le CSA – Comunità di Supporto all’Agricoltura. Non un Gas – Gruppo d’acquisto solidale, non una semplice azienda biologica. La CSA è una cooperativa agricola di produzione e consumo, composta da soci lavoratori, fruitori, sovventori e prestatori. Tutti insieme prendono le decisioni sull’azienda.  L’obiettivo è creare uno spazio di produzione che possa aggregare attorno a sé singoli cittadini, realtà locali o gruppi informali che approvando pienamente le finalità del progetto e interessati a beneficiare dei suoi frutti, siano disposti a sostenerlo e a condividerne i rischi, sia in termini economici che attraverso un coinvolgimento attivo, come forza lavoro, nelle diverse fasi di produzione.

Le caratteristiche di una CSA sono:
1) La programmazione collettiva delle scelte aziendali;
2) Il prefinanziamento dei costi da parte dei soci
3) La condivisione del rischio di produzione
4) La cancellazione del concetto di prezzo
5) La redistribuzione dei benefici tra tutti i soci

Semi di Comunità è la prima CSA di Roma: una cooperativa agricola, sostenuta dai soci, che produce internamente per gli stessi, senza vendere nulla né ai soci né ai mercati di prossimità esterni. Ciò che viene sovvenzionato dai soci è quindi il lavoro dell’agricoltore, non il cibo che in questo modo si libera dal concetto di merce e torna ad essere un bene, primario e un diritto per tutti.

Farne parte è semplicissimo. Basta diventare socio contribuendo con 100€, da versare una sola volta nella vita. Un passo importante per sostenere il progetto. Il socio semplice può stare in campo a lavorare come volontario, partecipare ai gruppi di lavoro e contribuire ad eventi e scambi di saperi.

Si può fare di più? Certo! La solidità economica di una CSA si basa sul socio fruitore. Il socio fruitore o mangiatore è quel socio che si prende l’impegno, annualmente, di coprire con una quota parte le spese aziendali della cooperativa e ogni settimana ha diritto ad una parte del raccolto divisa in parti uguali tra tutti i soci. La quota intera media vale 800€ (5-6kg in media di ortaggi a settimana), la mezza vale 400€ e metà della quantità indicativa media di ortaggi.

La CSA Semi di Comunità è innanzitutto una realtà inclusiva e lo strumento dell’asta è fondamentale per dare l’opportunità a tutti di partecipare. Ad esempio se il contributo per la mezza quota media indicativa è 400€, durante l’asta si può offrire un po’ di più o un po’ meno a seconda delle proprie possibilità economiche. L’importante è che alla fine il piano economico venga coperto. Per fare un esempio pratico. Se il piano economico valesse 800€ e ci fossero solo due soci uno potrebbe offrire 380€ e l’altro 420€ e il piano sarebbe coperto. In ogni caso entrambi i soci prendono la stessa quantità di ortaggi a prescindere dal contributo.

E la distribuzione? Le settimane coperte dalla divisione degli ortaggi sono tra le 45 e le 48 l’anno, agosto è escluso.
Ogni mercoledì pomeriggio i soci fruitori prendono la propria parte presso gli 8 punti di distribuzione autorganizzati.
La prima distribuzione avverrà intorno a metà aprile 2020, l’ultima intorno a marzo 2021.

Partecipare ad una CSA vuol dire quindi condividere il “rischio di produzione” e avvicinarsi ai concetti di rispetto del cibo, dell’ambiente e dei lavoratori. Si possono fare tante cose se si prova ad uscire dalla Comfort Zone dettata dal nostro sistema produttivo e consumistico. La cosa più bella è che entrando in un progetto del genere si ha l’opportunità di incontrare persone fantastiche e già uscire dall’isolamento che questa frenesia globalizzata ci ha imposto, è una grande vittoria.

Quando? Domenica 2 febbraio dalle 15:00 ci sarà l’Asta delle quote.

Quel giorno i soci fruitori si riuniranno per prendersi l’impegno di coprire i costi della cooperativa per l’anno 2020-21. Dove? In via del Prato della Corte 1602a, Roma.

Tutte le info. qui www.semidicomunita.it

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Redazione

One thought on “Semi di comunità – La prima CSA di Roma”

  1. Ottimo lavoro
    Più visibilità
    Ci sono persone che hanno bisogno di essere sollecitate perché intorpidite dalla routine quotidiana

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