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Qualcosa è cambiato: riflessione ai tempi del Coronavirus

di Lucia Cuffaro 

Stiamo vivendo in una strana atmosfera, quasi ovattata.
Dobbiamo stare fermi, e con noi lo è anche un pensiero, quello che ci dovrebbe portare a immaginare il nostro Domani. Un pensiero immobile e in attesa.
Cosa faremo e cosa succederà nel nostro futuro prossimo?
Proviamo emozioni contrastanti tra la voglia di essere positivi, la preoccupazione e il desiderio di far sì che questo momento possa rappresentare qualcosa di significativo. Con un’unica certezza…
Qualcosa è cambiato.
Mentre siamo a casa, capendo come gestire al meglio una situazione del genere, dolorosa per tanti anche per le ricadute sul lavoro e sul senso di isolamento, una sensazione ci pervade: siamo e saremo diversi.
Davanti agli occhi abbiamo un sistema che si sta dimostrando molto più fragile di quanto si poteva prevedere. Un sistema economico basato sull’accumulazione e sullo spreco, che sfrutta ogni possibile risorsa di Madre Terra e mira a un obiettivo ben preciso: il profitto. E mentre lo fa, asfalta tutto ciò che trova come possibile impedimento.
Siamo nell’epoca dell’intensivo: economia intensiva, agricoltura intensiva, allevamenti intensivi, produzioni intensive, lavoro intensivo.
Il Pianeta e i suoi esseri viventi sono di conseguenza sempre più deboli: l’infertilità dei terreni e la diminuzione allarmante delle difese immunitarie degli esseri umani, sono due esempi legati l’uno all’altro da un destino poco felice.
In questi ultimi giorni la stampa ha evidenziano il legame tra inquinamento e diffusione del virus nella popolazione (SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale). Dati che correlano l’incidenza dei casi di infezione virale con un certo tipo di particolato e il superamento delle concentrazioni di PM10 in precise aree del Paese, esattamente quelle dove si è diffuso sin da subito il contagio.
Un articolo pubblicato su Chinese Medical Journal gli esperti evidenziano come i fumatori e i pazienti con bronchite cronica ostruttiva abbiano un elevato rischio di complicanze respiratorie durante l’infezione da Sars-CoV-2 e che la cronica esposizione agli inquinanti ambientali possa costituire un fattore predisponente per complicanze respiratorie in popolazioni cronicamente esposte ad inquinamento dell’aria.
coronavirus smog
In questo grigiore la Natura, con la sua resilienza, rappresenta una grande fonte di ispirazione e di riflessione. Le gemme sugli alberi si schiudono, l’aria si ripulisce, l’inquinamento crolla, gli animali riprendono spazi prima destinati solo all’uomo, le acque sono più limpide, tornano i pesci nei corsi fluviali anche in città e persino si avvistano delfini che giocano vicino ai moli di Venezia.Vogliamo un Pianeta che respira. Ed è paradossale che questo stia avvenendo finalmente solo perché siamo in una situazione di molto dolorosa per tanti e di privazione della possibilità di uscire di casa.Andrà tutto bene. Ne siamo convinti.

Andrà ancora meglio se il nostro domani terrà ben presente tutto questo, attraverso una pianificazione mirata, da un punto di vista politico, economico e istituzionale e grazie a una riflessione profonda per il miglioramento personale del proprio impatto ambientale.

In questa quarantena sembra che ciò che è importante sia ancora più evidente rispetto a quello che è più futile. La comunità, la natura, le relazioni e sopratutto l’importanza di avere tempo di poter vivere tutto questo.

Quando si tornerà alla cosiddetta normalità, nulla sarà uguale e tutto sarà diverso.
Vogliamo creare reti vere, guardarci negli occhi e stringerci la mano, non immaginare relazioni virtuali a distanza, con un 5 G la cui non nocività è ancora tutta da dimostrare.
Possiamo essere connessi a tutti gli aperitivi in skype che vogliamo, ma nulla potrà mai sostituire il potere ancestrale di un abbraccio, reale.
rete
Quando potremo riappropriarci di questo gesto, non abbracciamo solo i nostri cari, ma abbracciamo la terra per proteggerla, abbracciamo gli animali dando loro dignità di vita, abbracciamo il cielo e l’acqua cercando nuove tecnologie per vivere senza inquinare, abbracciamo chi è diverso da noi cercando bellezza nella differenza, abbracciamo i modelli produttivi etici e solidali, abbracciamo i piccoli, gli artigiani i contadini che difendono la terra e la tradizione, abbracciamo gli alberi che saranno abbattuti, abbracciamo i beni pubblici difendendoli, abbracciamo quella voce che abbiamo dentro, del bambino che nascendo guarda tutto con amore, rispetto, cura e stupore.
Qualcosa è cambiato.
Lucia Cuffaro, copresidente del Movimento per la Decrescita Felice
Lucia Cuffaro

9 thoughts on “Qualcosa è cambiato: riflessione ai tempi del Coronavirus ”

  1. Brava Lucia! Dovremmo già pensare OGGI a cosa/come rivedere il futuro (stile di vita, economia, etc). Purtroppo credo che , finita l’emergenza, ci sia il fondato rischio di ritornare ai vecchi cari paradigmi che ci hanno portato sin qua. Un abbraccio da un tuo vecchio amico di improvvisazione teatrale. Luigi

    1. Grazie Luigi, del contributo, in effetti il concetto di domani lo intendo come prossimità. Ma forse non è chiaro.
      Sul fatto di ripensare ORA agli stili di vita sono pienamente d’accordo con te, ma in un certo senso finché non riusciremo di casa non potremo provare a cambiare alcune cose (tipo mobilità sostenibile, etc..). Un abbraccio, Lucia

  2. Sono d’accordo con Luigi… Le persone oggi sono private della loro vita normale, per quanto possibile cercano di approfittare di questo tempo per recuperare abitudini perse ma penso che non nessuno pensi davvero a cambiare la propria vita alla fine di tutto questo, non hanno la consapevolezza di poterlo fare davvero e non ne hanno gli strumenti… Allora io mi chiedo: noi come Mdf, possiamo fare qualcosa di concreto oggi per poter proporre una vera alternativa di vita e soprattutto di organizzazione sociale per il domani, approfittando dalla forte esigenza di reinventarsi che avranno tutti quelli che a causa di questo blocco hanno perso praticamente tutto? Possiamo approfittare di questa situazione per farci sentire forte e chiaro e proporre una vera alternativa che avrebbe inoltre la forza di essere una soluzione alla disperazione di queste persone?
    Grazie,
    Leila

    1. Ciao Leila in questo periodo stiamo attivando tante iniziative proprio in tema a quanto dici tu. I Dialoghi della Decrescita, il modello macroeconomico, riflessioni sugli stili di vita, un canale telegram per far arrivare queste proposte più velocemente, petizioni, comunicati e articoli a tematica economica e lavoro.
      Se vuoi ti giro la newsletter con queste iniziative.
      Un abbraccio,
      Lucia

      1. Si può pensare anche a come raggiungere le tante persone fuori dalla nostra cerchia? Il sistema sfrutta l’azione degli influencer per vendere i propri prodotti alle masse, noi potremmo attuare delle strategie per raggiungere direttamente chi ancora non conosce i nostri canali?
        Grazie
        Leila

      2. Un esempio semplice: proporre a tutti quelli che promuovono delle ricette online e in televisione, che sono tanti e arrivano a tutta la popolazione, di NON utilizzare la pellicola per fare lievitare la pasta ma di utilizzare un contenitore con coperchio.. così si potrebbero lanciare molte buone pratiche che potrebbero portare alla riflessione, piuttosto che proporre la riflessione (che molti non hanno voglia di fare) per poi capire come attuarla nelle pratiche…
        A me farebbe piacere poter arrivare in qualche modo a tutti, anche a chi non si interessa in maniera attiva ma potrebbe essere influenzato indirettamente..

        Scusa il mio entusiasmo ma sento veramente un grande bisogno di urlare a gran voce…
        Leila

  3. Ciao Lucia,
    pur condividendo il senso generale del tuo articolo (qualcosa è cambiato, il valore della natura, etc etc), ci sono 2 punti che vorrei mettere in questione:
    – il sistema probabilmente è fragile, ma in altri tempi una simile epidemia avrebbe ucciso molte più persone; le strutture governative che oggi hanno la possibilità di arrivare in breve tempo in ogni luogo, seppur con colpevoli ritardi, sono in grado di limitare i danni;
    – scrivi che vogliamo un pianeta che respira, sono d’accordissimo; a seguire scrivi ancora “ed è paradossale che questo stia avvenendo finalmente solo perché siamo in una situazione di dolorosa privazione della possibilità di uscire di casa”….ecco, io scrivo dalla provincia di Bergamo, attaccato alla provincia bresciana e a due passi dal cremonese, e mi fa specie come la situazione dolorosa sia la privazione della possibilità di uscire di casa: la situazione dolorosa è che sono morte in pochi giorni migliaia e migliaia di persone, anziani e non.
    Leggere in questi tempi un articolo ben fatto e che parla di natura, mi crea piacere, ma dimenticare completamente, in una riflessione sul momento attuale, l’aspetto umano, degli esseri umani con gli altri essere umani, non solo in relazione all’ambiente che li circonda, mi lascia un grande amarezza. Tra l’altro, paradossalmente, in un momento in cui ad andarsene sono soprattutto i più vecchi, più vicini a quel mondo lento e felice che in questa comunità vorremmo veder ricomparire all’orizzonte

    1. Ciao Andrea hai ragione, il mio testo in quella frase non è ben chiaro; manca una connessione “e di” dato che i concetti sono due. Grazie per aver scritto anche in modo molto gentile il tuo punto di vista.
      La riflessione che fai sulle generazioni passate è un punto di vista molto importante a cui non avevo ancora pensato. E’ vero, con le persone anziane che non ci sono più, va via anche una parte della memoria storica delle tradizioni e di un certo modo di vivere il sociale.
      Grazie davvero per il tuo contenuto di spessore, e la condivisione del tuo pensiero; immagino che scrivere in questi momenti molto dolorosi e tristi per il tuo territorio sia difficile.
      Lucia

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