di Andrea Bertaglio
Già da un mese ci stiamo sorbendo le pubblicità delle promozioni natalizie, le quali, se ci avete fatto caso, vengono anticipate di anno in anno. Di questo passo, in futuro inizieremo a vedere lucine e babbi natale subito dopo Ferragosto (ovviamente lasciando il dovuto spazio ad un’importante festa d’importazione ed ai suoi gadget: Halloween). Inoltre, con la famigerata crisi economica mondiale, i tentativi di farci comprare qualcosa arriveranno a sfiorare il ridicolo, anche se non sarebbe la prima volta. Infatti, oltre alle ridicole e fastidiose uscite del nostro premier, che ritiene che la colpa della recessione ricada su chi non consuma (e non su chi ha speculato per anni sulle spalle altrui), ed ai patetici “aiuti” pubblici per rivitalizzare i consumi a cui stiamo assistendo in questi giorni in Gran Bretagna e Stati Uniti, come ci ricorda Maurizio Pallante ne “La decrescita felice” - Nel mese di dicembre del 1993 i giovani imprenditori dell’Unione industriale di Torino rivolgevano questo appello natalizio ai consumatori: “Per Natale un gesto di solidarietà. Regalatevi qualcosa. Magari italiano. Può sembrare strano” - premettevano - “abbinare la solidarietà all’invito di ricominciare a consumare in occasione degli acquisti per i regali di Natale. Eppure… - aggiungevano - chiediamo di farsi, o di fare un regalo in più, meglio se Made in Italy; di compiere un investimento nei consumi a favore di se stessi o dei propri cari, con la consapevolezza di contribuire così anche agli altri. Gli altri che non conosciamo, ma che lavorano per produrre e per vendere ciò che abbiamo deciso di acquistare”-. Questa trovata non era farina del sacco dei giovani imprenditori torinesi, ma come al solito un tentativo di scimmiottare un’iniziativa pubblicitaria della casa automobilistica Range Rover che, già due anni prima, chiedeva ai “consumatori” americani di comprare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di scongiurare il rischio di entrare in una fase di recessione. Insomma, non era necessario comprare un fuoristrada (anche perché non tutti possono permetterselo), bastava comprare qualcosa: buy something! Questa geniale iniziativa non solo non ha “salvato” nessuno dal rischio di entrare in recessione, né quindici anni fa né tanto meno oggi, ma ha spinto ad esempio il movimento Adbusters ad organizzare il “Buy Nothing Day” (http://www.adbusters.org/campaigns/bnd), che già da alcuni anni si propone di bloccare i consumi per un giorno, anzi due. Quest’anno infatti saranno il 28 novembre in nord America ed il 29 nel resto del mondo. Oltre a questa ormai popolare iniziativa anti-consumistica, gli Adbusters si spingono oltre, andando a toccare, ovviamente, quella che definiscono “il festival annuale dell’avarizia”, il Natale, con lo scopo di riportarci (anche in maniera piuttosto divertente, http://www.adbusters.org/campaigns/bnd#buy_nothing_christmas) un po’ di autenticità.
Il Natale, che dovrebbe essere un importante momento di raccoglimento, è diventato da tempo la più grande di tutte le farse: è la festa dello spreco, del superfluo, dell’ipocrisia. Il Natale come messa in scena del capitalismo terminale mette ansia a molta gente, ormai, ma in pochi riescono a sfuggire a queste convenzioni sociali letteralmente preconfezionate. Non mi si fraintenda. Il problema non è il dono in sé (che anzi la Decrescita si propone di promuovere), ma tutti problemi che questa mentalità dello sperpero ci ha imposto. Che regalo fare, dove andare a prenderlo, quanti soldi spendere, quante ore di coda fare. Senza considerare l’imbarazzo che si crea quando se ne riceve uno di cui non si ha assolutamente bisogno, o che semplicemente non ci piace. O vogliamo parlare di quei bambini che, dopo aver ricevuto in un quarto d’ora i regali che si dovrebbero ricevere nell’arco dei primi diciott’anni di vita (non sono quindi loro quelli da biasimare), riempiono di allegria natalizia la casa con dei laceranti pianti isterici?
Nessuno sta dicendo di non scambiarsi regali il giorno di Natale, o di non addobbare porte e finestre delle proprie case. Fa parte dei nostri usi, delle nostre tradizioni. Lo si è sempre fatto, bene o male. Ciò di cui ci si dovrebbe rendere conto, però, è che ancora una volta abbiamo passato il limite. Chi ha stabilito questo limite? I nostri stati d’animo quando pensiamo ai regali di Natale da fare; l’ambiente, che di consumismo non ne vuole più sapere; e soprattutto questa ormai arci-nota recessione, che imporrà un limite nel consumare anche a molti fra coloro che non si sono ancora accorti di averlo passato. Il “Buy Nothing Day” (vi ricordo, 29 novembre, per passare almeno un sabato fuori dai centri commerciali) o il “Buy Nothing Christmas”, con una miriade di altre iniziative più o meno interessanti, sono provocazioni, forse addirittura avvertimenti. Sperando, come sempre, che possano giungere alle orecchie non tanto delle classi dirigenti (che le tengono chiuse di proposito), ma delle voraci masse di “consumatori globali”.
Nonostante gli sforzi di pubblicitari ed esperti di marketing, quest’anno le vendite non saranno ai livelli degli anni precedenti. Ma va bene così. In questo modo riusciremo forse a ridare il giusto valore non solo ai beni materiali, ma al Natale stesso e a tutto ciò che rappresenta, sia a livello religioso che non. Ci aiuterà a capire che lo scambio del dono dovrebbe essere un piacere, un gesto spontaneo, che possibilmente non provochi ansie. E ci ricorderà, forse, ciò che diceva il filosofo greco Aristippo già quattro secoli prima di Cristo: “La cosa migliore non è privarsi dei piaceri, ma possederli senza esserne schiavi”. Una massima che va ben oltre il Natale, perché può racchiudere ogni aspetto della nostra vita.
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Aragorn
Novembre 27th, 2008 at 11:37
Sono completamente daccordo con te Andrea. Io sono un credente ed amo molto il Natale. Amo molto il dono ma mi accorgo che spesso diviene solo un momento alienante che produce ansia, spreco ed insoddisfazione!
Secondo me i doni vanno fatti a pochi e soprattutto nei limiti che uno può sopportare e cosa sncora più importante andrebbero donate cose che servono!
Knight Randall
Novembre 27th, 2008 at 11:42
Davvero. E quanti stress inutili ci siamo creati anche nel momento per eccellenza in cui ci dovremmo rilassare e stare in pace insieme!
Little Eagle
Novembre 27th, 2008 at 11:52
Sono anni che cerco di afferrare il senso di un mio disagio crescente nei confronti di questa festa (e non solo). Da quando ho conosciuto il MDF sono riuscito a dare nome e cognome ad un disagio anonimo che rendeva brutti e vani molti degli ammennicoli che prima trovavo utili. Se non indispensabili. La presa di coscienza è graduale e il percorso è non privo di contraddizioni e di contrasti (generati dall’altrui incomprensione), ma almeno non sono solo. Sarebbe bello, una volta terminato il Natale 2008, raccogliere tutte le nostre esperienze di decrescita lungo questa festa, in uno specifico post. Potrebbe essere istruttivo per affinare i propositi di decrescita del Natale 2009.
Fabio Santarelli
Novembre 27th, 2008 at 16:11
Cerchiamo di trascorrere un Natale sobrio con le persone a noi più care.
I doni dell’affetto e della solidarietà umana non sono (per fortuna) monetizzabili, il loro valore è immenso e non quantificabile. Lasciamo perdere gli oggetti inutili e le ipocrisie di una rozza e futile società dei consumi destinata all’implosione.
Meno apparenza, più sostanza!
Andrea Rossi
Novembre 27th, 2008 at 20:11
Anch’io ho notato che i supermercati hanno messo in vendita i panettoni gia’ da parecchio tempo, fra poco come scrive Andrea li venderanno ad Agosto.
L’invito a consumare tanto per consumare sta raggiungendo il ridicolo e non merita ulteriori commenti.
Il Natale e’ una festa che adoro, per me che ho la famiglia separata e’ sempre stato l’unico momento in cui regnava la tregua.
Il consumismo non mi piace ovviamente ma lo detesto di piu’ durante tutto l’anno, mi spiego meglio: per i bambini ricevere doni a Natale significa sottolineare la dimensione di festa mentre per chi riceve in grandi quantita’ durante tutto l’anno il
Natale e’ quasi un giorno come un altro e non restera’ un giorno memorabile.
Condivido invece l’appello a comprare prodotti Made In Italy (veri made in italy) , ho sempre trovato ipocriti coloro che vanno ad acuistare all’equo e solidale quando magari nel proprio condominio c’e’ gente che va a mangiare alla caritas.
Io inoltre privilegero’ i piccoli negozi sotto casa, quelli che faticano ad alzare la saracinesca, anche molti piccoli commercianti sono padri di famiglia e se la passano male, e’ il mio piccolo modo di aiutare anche questi “imprenditori” che non si fila nessuno.
Per dirla chiara e tonda, mi sento distante dalla destra ma distantissimo da tutte le ipocrisie della sinistra.
Ne coop, ne panorama, ne qualsiasi centro commerciale, ne prodotti cinesi fatti sfruttando la manodopera, ne prodotti inutili ne consumismo, ne equosolidali (che fanno migliaia di km in aereo magari).
Si ai piccoli negozi sotto casa, si all’artigianato italiano, si al vero made in italy, si ad un onesto riciclo, si ad un uso parsimonioso della carta da regalo e delle buste, si alle feste in casa, ma soprattutto pensiamo a chi non ha nessuna famiglia con cui festeggiare.
p.s.: e’ da tempo che odio la festa di Halloween, ma purtroppo vedo molti giovani che ormai l’hanno sostituita al carnevale.
Little Eagle
Novembre 28th, 2008 at 08:28
Io e la mia ragazza abbiamo deciso di non scambiarci regali, e di non farne a nessuno, se non alla cuginetta di 5 anni che, in quanto bambina, ottiene grosse gratificazioni da un regalo.
Siamo consapevoli delle critiche (spilorceria?), ma abbiamo dato alla scelta un significato profondo, proprio quello che il Natale avrebbe senza i dannosi orpelli del consumismo. Cercheremo di viverlo a contatto proprio con la famiglia (piena solidarietà ad Andrea Rossi: so cosa significa).
Per il regalo alla bambina ci regoleremo come suggerito opportunamente da Andrea Rossi: da un piccolo negoziante in difficoltà, dal momento che le grosse catene, per quanto anch’esse colpite, continueranno a campare più che discretamente.
FRANCESCO BELLIA
Novembre 28th, 2008 at 10:51
Sono parecchi anni ormai che come regalo natalizio dono (e chiedo di ricevere) soltanto libri, non soltanto perchè adoro la lettura, ma perchè lo considero un gesto simbolico importante, che comporta una spesa contenuta e che non si “consuma” nel tempo… Donare un libro equivale a donare una chiave per aprire le porte della conoscenza, poi sta a chi la riceve utilizzarla o meno. Un buon libro può essere acquistato in qualsiasi periodo dell’anno e tenuto nel cassetto sino alla ricorrenza più opportuna. Penso che sia un dono importante anche nei confronti dei nostri figli perchè, oltre a contribuire alla loro crescita culturale, insegna a godere di una fruizione lenta e personalizzata del tempo, cosa che il potere ipnotico dei video-giochi assolutamente non permette di ricreare.
Quanto al “Buy Nothing Day” appoggio totalmente l’iniziativa (ad onta di chi pensa di rilanciare l’economia nazionale distribuendo un obolo elettronico…): sabato 29 novembre trascorrerò la giornata a preparare l’albero di Natale con mia figlia… forse un po’ in anticipo sul previsto, ma senza comperare nessuna statuetta in più per il presepe!
naura
Novembre 28th, 2008 at 11:25
Un manifesto a Roma recita:”Natale, è solo un pretesto”. I commenti sono superflui. Direi che il messaggio sia offensivo, non solo per i Cristiani. Comunque insisto sul fatto che percepisco nelle metropoli un vuoto molto grande di emozioni, sensazioni…E’ tutto freddo, tecnico, anonimo. Nonostante gli addobbi esagerati, non si sente aria di festa. L’aura
Knight Randall
Novembre 28th, 2008 at 11:36
Da anni in casa mia non ci facciamo regali inutili. Ma solo da poco vediamo di non essere i soli a pensarla in questo modo. Finalmente!
PS: Che tristezza il manifesto romano!!!
Andrea Rossi
Novembre 28th, 2008 at 12:06
I libri sono un ottimo regalo, anche se non sono graditi non danno fastidio e prima o poi verranno letti, anch’io mi oriento molto sui libri.
stefanon
Novembre 29th, 2008 at 11:35
sa cattolico cristiano anche per me il natale e’ un periodo contraddittorio. Festa si ma che festa puo’ essere se questa non e’ per tutti ? E moltissimi, troppi in realtà hanno ben poco, addirittura niente da festeggiare.
Questo mi fa tristezza. Ancora maggiore tristezza mi fa l’essere inerme a questo stato di cose.
lia frosini
Dicembre 4th, 2008 at 12:09
quest’anno non ho comprato niente, mi piace il Natale, stare a casa con i miei, raccolta in un plaid, al calduccio con i miei gatti. Mi piace fare l’albero ma è un vita che non compro più addobbi uso sempre gli stessi. Quest’anno non accedenderò le lucine dell’albero al massimo userò delle candele che confezionerò nei prossimi giorni , candele di cera, vera, come regalo ho prodotto dei saponi molto buoni tutti naturali, con olio di oliva, oleolito di lino curcuma, calendula, rosa canina, lavanda etc etc. per mia madre ho fatto una sciarpa (perchè è l’unica cosa che posso fare, visto la mia esperienza) con la lana di una pecora che vive vicino alla città in una azienda agricola, questa lana viene tinta naturalmente e venduta a gomitoli al mio GAS. E’ bellissima…. Per mio padre ho intenzione di confezionare dei biscotti dietetici, senza zucchero, a causa del diabete.. per noi un pranzo vegetariano.
BUON NATALE !
maria antonella
Dicembre 15th, 2009 at 16:31
ciao, sono diventata sobria e solidale per necessità,dopo un gravissimo tracollo economico,ma è vero che necessità fa virtù…oggi sono perfettamente in grado di vivere con davvero pochissimo e se non fosse che ho due figlie, ancora sull’onda del consumismo,io potrei fare a meno di tutte quelle straneze di cui prima mi riempivo la vita.
Il mio sogno sarebbe tornare a vivere in campagna, autoprodurre e donare servizi in cambio di necessità o viceversa, il mio sogno sarebbe un mondo dove non ci sono persone che non sanno cosa fare del loro denaro e persone che non sanno come fare per togliersi i morsi della fame, ma ahimè è una bella utopia.
Cmq nel mio piccolo io faccio la mia parte e in questo natale regalerò solo a pochi cari i prodotti da me fatti e confezionati: cestini con marmellata di arance, sapone all’olio di oliva, biscottini zenzero e cannella, pan di spezie, arance steccate con chiodi di garofano,scorzette candite al cioccolato.
Vorrei tornare indietro nel tempo, ai primi del Novecento quando tutto era più semplice, faticato, guadagnato, ed ogni cosa era una conquista.