di Andrea Bertaglio
Qualche settimana fa i media ci hanno inondato di immagini e parole che mettevano in discussione le proprietà del latte crudo e che diffondevano timore in chi ne fa uso. E’ stato sferrato un vero e proprio attacco al latte crudo. Questo “attacco” ha avuto inizio per opera di Paolo de Castro, ex ministro del PD ed ex presidente di Nomisma (società che, stando a ciò che ha recentemente svelato il giornalista Matteo Incerti, è finanziata dalla Granarolo), il quale ha presentato con altri deputati del PD un’interrogazione parlamentare che mette in dubbio la salubrità del latte alla spina. La tesi è stata appoggiata da professori universitari dell’Ateneo di Bologna che, sempre stando all’inchiesta di Incerti, collaborano con grandi marchi del mercato del latte italiano.
l segreto del perché sia stato fatto tanto clamore sembrerebbe quindi già svelato. Per fortuna, però, ci sono anche “esperti veri” che hanno il pudore di fornire informazioni veritiere.
Un esempio è quello del Dottor Fausto Cavalli, agronomo zootecnico, coordinatore di Bevilatte Srl, Agenzia di Servizi per l’Agricoltura, il quale afferma che il latte crudo è un prodotto solido e sicuro. E nutriente dato che, non essendo stato bollito o pastorizzato, conserva delle caratteristiche nutrizionali nettamente superiori a quello che si trova al supermercato. Inoltre, sempre per lo stesso motivo, esso contiene vitamine ed enzimi intatti che invece la pastorizzazione e la bollitura vanno parzialmente a modificare o, addirittura, a distruggere.
Il latte crudo, quindi, - a differenza di ciò che televisione e giornali hanno iniziato a voler far credere - è assolutamente sicuro perché prodotto in aziende costantemente controllate dalle ASL e dalle autorità preposte. Questo alimento ovviamente non è prodotto come si faceva una volta, perché prima non esistevano né la refrigerazione né tutti i metodi di “pulizia” del prodotto che oggi possono garantirne, appunto, la sicurezza.
La regione Lombardia, ossia quella in cui il fenomeno del latte crudo ha avuto una maggiore diffusione ed un maggior successo, secondo le ricerche effettuate dallo stesso Dottor Cavalli, ha effettuato nel corso del 2008 ben 1423 controlli capillari su tutti i distributori presenti sul suo territorio. Ebbene, non è stato registrato alcun caso di Escherichia Coli O 157. Ciò significa che, nonostante si parli solo ed esclusivamente dei nove casi di sindrome emolitico uremica indotta da Escherichia Coli O 157, stando ai risultati di questi controlli in Lombardia nessuno ha mai avuto infezioni dopo aver bevuto questo latte. E si tratta di migliaia di persone che ne hanno fatto un uso quotidiano nell’arco degli ultimi quattro anni.
Lascia quindi perplessi vedere come si stia cercando di diffamare un prodotto sano tirando in ballo le infezioni da Escherichia Coli, quando invece nessuno (a parte Eric Schlosser nel suo interessantissimo libro “Fast Food Nation”) ha mai seriamente parlato del fatto che tale batterio ha provocato problemi anche molto gravi a migliaia di clienti di McDonald’s. Il batterio in questione, infatti, sarebbe presente in una grande quantità di hamburger dell’onnipresente catena.
Secondo le statistiche, quindi, si dovrebbe avere più paura per i propri figli organizzando una festa di compleanno da McDonald’s che facendogli bere un bicchiere di latte sano, genuino e prodotto dietro casa.
E allora perché è iniziata questa campagna denigratoria? A chi ha dato fastidio il successo del latte alla spina? Ai grandi produttori come la già citata Granarolo? Alla grande distribuzione o a pubblicitari ed agenzie di marketing, visto che il latte crudo fa risparmiare alle persone fra i 50 ed i 60 centesimi di euro al litro e rende quindi poco competitive le marche “tradizionali”? Al governo, perché girano meno soldi e meno merci sulle nostre strade? Ai costruttori di inceneritori, dato che si evita di buttare in discarica o negli inceneritori, appunto, una quantità enorme di bottiglie di plastica e di confezioni in Tetrapack?
La realtà è che l’unica vittima certa del latte crudo è ancora una volta il mito della crescita economica a tutti i costi che viene scalfito quando i cittadini risparmiano ed i produttori anche più piccoli possono continuare la loro attività.
Sarebbe ora di valorizzare, agevolare e tutelare questo tipo di distributori “alla spina” e ancor di più queste iniziative di produzione locale non solo di latte, ma di ogni tipo di prodotto.
Chissà se potremo davvero tornare un giorno ad essere “padroni a casa nostra”. Questo dipenderà anche da noi, dal nostro interesse sia per ciò che ci succede attorno e per il tipo di informazione a cui vogliamo affidarci. Se nel vostro paese o città c’è un distributore di latte crudo, quindi, fatevi un favore: attivatevi per far sì che esso resti dove si trova. Abbiamo tutti solo da guadagnarci, sia a livello economico, che nutrizionale e ambientale.
E se prima di uscire per recarvici volete contribuire a fermare questo attacco denigratorio nei suoi confronti, firmate la petizione.
Articolo tratto da Terranauta
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Little Eagle
Gennaio 9th, 2009 at 23:19
Sebbene l’articolo di Andrea Bertaglio sia assolutamente condivisibile nello spirito, io, da vegetariano tendente al vegano, non concordo sulla bontà del latte crudo. E se da un lato riconosco che la pastorizzazione del latte (cara a Granarolo e co.) ne sminuisce il valore nutrizionale, dall’altro non posso dimenticare tutti quegli studi che hanno messo in risalto la sostanziale inutilità (o, peggio, la dannosità) del latte vaccino per la sua acidità, adatta ad un vitello(privato così del latte materno…), non all’uomo.
Suggerisco: Dairy Blues. Il mal di latte” (Macro Edizioni, 2008), di Lorenzo Acerra;
Il latte, un alimento da evitare (ed. L’età dell’acquario), di Anna Laroche de Rosa.
Little Eagle
Gennaio 9th, 2009 at 23:25
P.S nel libro della de Rosa in precedenza segnalato, non è contemplato il vegetarianesimo, ma solo l’abbandono di latte e derivati.
vcerullo
Gennaio 11th, 2009 at 15:12
Incerti e’ un mio carissimo amico. Insieme a noi grillireggiani abbiamo diffuso la notizia ripresa in questo articolo da Andrea Bertaglio. Ho conosciuto tanti allevatori reggiani che hanno adottato questo sistema virtuoso sia per l’economia delle aziende, sia per l’ambiente che per i clienti. Massimo sostegno a queste perle di luce che si fanno largo in questo tetro mondo fatto di Paolo De Castro, emeriti professori del portafoglio e dai media schiavi del potere, che sparano le bagianate di questi strambi filosofi della crescita.
paola d.
Gennaio 16th, 2009 at 10:15
personalmente non bevo latte, sono intollerante ma ricordo con molto piacere i miei nonni ,morti ultranoventenni, andare a prendere con il tipico contenitore il latte la sera alla stalla da alcuni parenti, portarlo a casa, a volte berlo subito oppure farlo bollire, raccogliere quel grosso strato di panna che si formava sopra e poi conservarlo per berlo al mattino seguente. A parte il rito, ricordo anche il piacevole profumo che il tutto emanava. lo beveva anche mio fratello e non gli e’ mai successo assolutamente nulla. Ricordo che la stalla dove si tenevano le mucche , nulla aveva dell’ultratecnologico in cui oggi vivono le nostre mucche, c’erano mosche ed un certo odore molto lontano dall’odore che oggi si trova nelle stalle sterlizzate che a volte ho visto nelle malghe di montagna, ma anche in campagna. Oggi tutto riluce di pulizia e nei contenitori ci si puo’ specchiare. la mungitura avviene con le macchine e tutto viene pulito prima e dopo , un rito quasi maniacale, L’allevatore, il malgaro non le tocca neanche, le mucche. Sta distante a manovrare tutta l’apparecchiatura. un po’ tutto molto freddo… ma a parte i miei ricordi di bambina e le mie impressioni di oggi credo sia giusto dare la possibilita’ a chi lo desidera bere il latte direttamente dalla stalla, pagarlo di meno, forse il giusto prezzo, e dare all’allevatore la possibilita’ di vedere il suo lavoro pagato subito. noi tutti riceviamo il nostro stipendio in tempo relativamente breve e non dobbiamo aspettare mesi e mesi per incassare quanto dovuto. Il quanto dovuto e’ veramente una vergogna rispetto a quanto paghiamo noi un litro di latte in negozio o al supermercato e se pensiamo che il latte ha cresciuto intere generazioni non solo con la colazione ma anche e spesso come unica possibilita’ di cena…. c’e’ da pensarci su , soprattutto con i tempi che corrono e che correranno , il latte potra’ veramente non farci morire di fame. a parte me e molti altri come me.
quindi direi che sia il caso di incrementare questi distributori di latte .