di Roberto Pirani
Nonostante le sciocchezze che insistono a raccontarci a media unificati, i “rifiuti” non sono un problema tecnologico, bensì organizzativo e culturale. Oltre 2000 Comuni secondo i dati ufficiali del Rapporto Apat-ONR1, in Italia hanno superato il 50% di raccolta differenziata: con forme di selezione spinta. È il solo sistema per raggiungere risultati utili per l’ambiente e al tempo stesso avere tariffe sotto controllo, e viene comunemente definito sistema porta a porta.
Funziona benissimo anche a Colli Aniene, un popoloso quartiere di Roma, in pochi mesi stabilmente oltre il 60% di raccolta differenziata (non ci credeva nessuno).
Molti di questi Comuni stanno superando il 70% in uno, due anni di tempo, proprio i tempi che per la cosiddetta “emergenza” si vorrebbero spendere per aprire discariche e inceneritori in Campania, a costi neppure lontanamente paragonabili. Forse il problema è proprio questo. Evidenziamoli questi costi, e riflettiamo quando il prossimo servizio Rai o Mediaset cercherà di convincerci del contrario, utilizzando terminologia ingannevole come “termovalorizzatori”, e senza (mai) addurre motivazioni, dati, costi-benefici.
Uno studio dell’Università Bocconi del 2005 (noti idealisti quelli della Bocconi) ha dimostrato che il costo di 1 MWh prodotto da un medio impianto idroelettrico è pari a 66 euro, che scende a 63 se viene prodotto dall’eolico; sale a 121 se prodotto da biomasse e arriva a 280 se si tratta di fotovoltaico.
L’incenerimento di rifiuti solidi urbani con il cosiddetto “recupero energetico”, senza considerare il costo di gestione e trattamento dei rifiuti prima che arrivino all’inceneritore, è di 228 euro a MWh. (senza considerare i danni alla salute umana causati dalle nanoparticelle per le quali al mondo non esistono filtri al di sotto dei 2,5micron, tralasciando gli inquinanti organici come diossine furani e pcb che sono bioaccumulabili, ed entrano nella catena alimentare).
Gli “esperti-rassicuratori”, gli ultimi pervenuti, i tuttologi, i giornalisti che non verificano…coloro che vediamo in televisione quando parlano a favore di impianti di incenerimento, fanno confronti fra inceneritore e discarica tal quale: è un trucco troppo vecchio. E non parlano mai delle discariche per le ceneri di questi impianti. I raffronti che abbiano senso, vanno fatti fra inceneritore e riciclaggio/compostaggio. Valutati dalla Comunità europea, i soli Costi Esterni (che la collettività paga indirettamente come incidenti, impoverimento del suolo e costi sanitari) assommano a: 44 euro a tonnellata per incenerimento e da 13 a 21 euro a tonn per la discarica (a seconda se si recupera il biogas).
Un medio calcolo dei sussidi via Enel a inceneritori e processamento di scorie petrolifere, assomma a 40 euro a tonnellata. Altri arrivano a 70 addirittura. Come denunciato dalla X Commissione Attività Produttive della Camera già nel novembre del 2003. Per vedere dove finisce tuttora l’80% dei soldi richiestici in bolletta Enel col Comparto A3 per “sviluppare le energie rinnovabili”, calpestando la direttiva 2001/77/CE, vedasi questo informatissimo articolo.
I sussidi Conai utilizzati per la combustione degli imballaggi aggiungono a questi costi intollerabili 5 euro a tonnellata. Solo in Italia si è parificato il recupero di materia col recupero di energia, anche se per qualsiasi analisi del ciclo di vita dei prodotto, è una sciocchezza conclamata.
Ma non è tutto. C’è infatti un altro grande paradosso: secondo i dati ufficiali della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, gli inceneritori emettono, a parità di energia prodotta, più anidride carbonica rispetto alla media delle altre fonti energetiche [vedasi tabella a seguire]. Questo significa che gli incentivi destinati in teoria alle fonti rinnovabili - che hanno emissioni nulle di CO2 - contribuiscono in realtà ad aumentare le emissioni, allontanandoci dal rispetto delle scadenze e degli impegni sulla carta del Protocollo di Kyoto.
Quanta Co2 si emette per produrre un Kwh?
940 grammi per incenerimento di Rsu
370 grammi per impianti a gas ciclo combinato
(0 grammi per eolico e fotovoltatico, proprio le energie derubate dei sussidi che spettano, stante l’assimilazione solo italiana di queste fonti all’incenerimento)
L’Italia sarà costretta a comprare crediti di emissione, che hanno raggiunto la media di 15-20 euro a tonnellata di Co2 equivalente.
Dopo questi dati ci sarà ancora qualcuno favorevole all’incenerimento, certo.
Peccato che per uscire dall’”emergenza” (consiglio a chi usa questo termine di consultare un vocabolario, se riferito alla Campania: il disastro perdura da 15 anni), l’incenerimento non serve assolutamente a nulla. La prima cosa da fare in Campania, è la separazione degli scarti organici dal resto, per farne compostaggio domestico o industriale. Gli scarti organici, i residui di cibo, gli sfalci del prato, sono almeno il 30% degli scarti di ogni persona. Molto di più per le attività produttive come supermercati, fruttivendoli, ristoranti, alberghi etc.
Chi agisce o parla a favore di una tecnologia insensata come l’incenerimento, o non sa di cosa parla, o è contiguo ad un sistema di potere che dal 1992, via Enel, ha derubato gli italiani per ottenere utili privati con sussidi pubblici per almeno 53 miliardi di euro.
Cosa fare di quanto avanza dalla raccolta differenziata allora?
È sostanza per almeno un altro articolo, ma in breve si può dire quanto segue.
Oltre ai trattamenti a freddo utilizzati in tutta Europa, in Italia opera il Centro di riciclo Vedelago, a Treviso, e raggiunge il 99% di recupero. Con lo “scarto secco” formato in gran parte da plastiche di vario genere, produce e vende una sabbiella per l’industria.
Nel mio sito alla sezione video trovate anche questo. Un solo centro del genere, è in grado di lavorare gli scarti (senza organico) di un milione di abitanti, prevenendo la creazione di combustibile destinato all’incenerimento (che per il Centro era un costo diretto, e indiretto per la collettività. Prima pagavano per smaltire, adesso vendono un prodotto)
Un altro impianto simile a Vedelago, con 14 Comuni partner di un investimento da pochi milioni di euro, poco più di 5 a seconda delle dimensioni, è in avvio nel nord della Sardegna, e un altro a sud di Roma (Colleferro).
Per vedere cosa si vuole fare in Campania, sprecando altre centinaia di milioni di euro e continuando a devastare una regione già martoriata, non avete che da accendere la televisione.
Roberto Pirani, esperto in gestione e riduzione materiali post utilizzo -
www.buonsenso.info
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marantz
Febbraio 23rd, 2009 at 15:33
Volevo segnalare il rischio di una potenziale bufala riguardo al dato che citi sui costi delle rinnovabili.
Tante fonti citano questo fantomatico studio dell’Università Bocconi del 2005, purtroppo nessuno cita la fonte originale, e tale studio malgrado i miei sforzi si è dimostrato irreperibile. Un altro studio edito da Nomisma da giudizi assai discordanti:
http://www.studiotecnicoomega.it/images/download/Ricerca%20Nomisma%20Energia.pdf
E’ possibile verificare la provenienza di questa fonte della Bocconi ? (Ammesso che la Bocconi si occupi davvero di energia rinnovabile, non risulta, io sapevo che i loro studi sono per gran parte di tipo socio-economico e di management)
vcerullo
Febbraio 24th, 2009 at 22:15
anche se i dati non sono precisi, come lei giustamente fa notare (verifichero’, nei miei limiti)… basta guardare cosa hanno creato a Vedelago (TV) - (i know), cosa stanno facendo a Sassari, quanto hanno investito, quanto hanno ottenuto, quanti posti di lavoro hanno creato(Fonte Conai inceneritore 1 - riciclo 15). Un saluto
Roberto Pirani
Febbraio 27th, 2009 at 13:39
Ho letto solo ora i commenti, e vorrei rassicurare che non c’è alcuna bufala, oltre a ringraziare Maurizio Pallante per la pubblicazione.
I miei interventi si basano unicamente su dati pubblici, non su opinioni personali.
Ogni fonte è validata, dopo attente ricerche condotte non soltanto dal sottoscritto.
I dati che pubblico, insomma, sono tutti verificati.
Ho parlato anche con uno degli autori dell’ormai celebre studio della Bocconi in questione, e se non si trova lo studio completo è per un problema di copyright fra università (così mi è stato spiegato).
La stessa Bocconi è stata autrice, con alcuni dei suoi ricercatori, di questo studio convergente:
Piero Capodieci, Pres Comieco, da ITALIA OGGI - 15 marzo 2005
”…tutti i soggetti, cittadini, amministrazioni locali, imprese oltre all’ambiente urbano, avrebbero tutto da guadagnare sviluppando la crescita della RACCOLTA DIFFERENZIATA.
L’analisi che è stata commissionata da Comieco (Consorzio nazionale recupero e riciclo di imballaggi a base cellulosica) prende in esame i risultati di sei anni di raccolta differenziata in Italia ed evidenzia come i ricavi quantificati complessivamente in oltre 1 miliardo di euro superino di gran lunga i costi complessivi che si fermano a circa 430 milioni di euro. …
La qualità della vita perseguita migliorando la qualità dell’ambiente con tecnologie leggere non è un’utopia o un lusso, ma un business che da utili, produce occupazione e valorizza il contesto urbano.”
Se ho scritto inesattezze, attendo le prove
(in tre anni di convegni, sui dati che divulgo non mi è stata mai fatta alcuna contestazione di merito)
Il mio sito è a disposizione per qualunque approfondimento.
Cordiali saluti, Roberto Pirani
http://www.buonsenso.info
marantz
Febbraio 27th, 2009 at 17:06
Guardi che non ha inteso il senso del mio commento. Premetto che sono socio fondatore del movimento della decrescita felice, e che credo all’importanza delle tematiche della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico. Sono stato a Vedelago, etc.etc. Volevo solo chiedere lumi sulla fonte di questo studio della Bocconi, perché se non è pubblico DOBBIAMO fare finta che non esiste. Questo per un principio di serietà e per non dare il fianco a chi vorrebbe tacciare il movimento di faciloneria o scarsa attenzione nella selezione delle informazioni, tutto qui.
Roberto Pirani
Febbraio 28th, 2009 at 16:14
Non vedo affatto il motivo per il quale dovrei “fare finta che non esiste”, mi scusi. Il dato del 2005 è validato da numerosi altri studi, convergenti e realistici.
Detto questo, l’articolo è di mia personale responsabilità, e MDF mi ha soltanto gentilmente ospitato sul sito; ringrazio per questo i maestri Pallante e Salvador coi quali scambio informazioni da molti anni e sanno con quanta puntigliosità si verificano i dati di uso comune.
Credo di aver spiegato sufficientemente perchè utilizzo
uno studio pur non avendone che le conclusioni, ma colgo l’occasione per approfondire.
Ho parlato con uno degli autori, ripeto personalmente, e so che questo studio del 2005 è nero su bianco come riportato.
Come ogni giorno fa qualunque giornalista: se ha una notizia la diffonde. A volte senza fare il nome della fonte per evitargli problemi o difficoltà, dopo aver verificato.
Lo studio citato è del tutto convergente con quanto si riporta sul sito
http://www.buonsenso.info, che per quanto monotematico, correla l’energia con i “rifiuti” per motivi intuibili.
La lista documenti è del tutto esaustiva e liberamente
fruibile.
Colgo l’occasione per diffondere un PDF, che conferma quanto sopra.
http://portale.unibocconi.it/wps/allegatiCTP/2007_lorenzoni_22settembre%5B1%5D.20071002
.110118.pdf
Potete notare a PAG 11 di questo studio,
(senza perdersi dietro alle unità di misura): di quanto si evidenzia la differenza di prezzo nel settore delle rinnovabili fra eolico e fotovoltaico.
Come si nota anche questo dato è assolutamente convergente con il citato studio della Bocconi del 2005.
Riguardo a Nomisma, senza entrare nel merito, sono anche coloro che utilizzano la dicitura “carbone pulito” (che non esiste) e personalmente non mi sono mai basato su qualcosa prodotto da loro.
Personalmente non li considero ne indipendenti, ne affidabili dal momento che sono a favore di qualunque aumento di produzione di energia nel Paese mentre la rete nazionale è, sempre citando il maestro Pallante, un secchio bucato.
Notare cosa ha scritto nero su bianco L’Autorità per l’energia elettrica e il gas, un ente pubblico garante, quando ha emanato
il PIANO STRATEGICO
TRIENNALE (2007-2009)PER L’ENERGIA ELETTRICA.
È molto interessante l’allegato A, capitolo 3 (pag. 6), dove vengono indicati i fabbisogni di nuova produzione di energia elettrica….
E’ scritto TESTUALMENTE : ” per il settore elettrico esistono elementi di ottimismo: attualmente….
l’OFFERTA E’ SIGNIFICATIVAMENTE SUPERIORE ALLA DOMANDA, grazie
ai numerosi impianti entrati in esercizio negli ultimi
anni….garantendo quindi una costante e soddisfacente copertura delle punte e rendendo teoricamente possibile anche L’ESPORTAZIONE DI ENERGIA IN MANIERA NON EPISODICA …
Nomisma è notoriamente a favore di rigassificatori, centrali a carbone, turbogas e inceneritori: impianti dei quali il benessere collettivo non ha alcun bisogno.
L’Italia necessita di efficienza energetica, non di inseguire le pretese di Confindustria.
Spero di aver chiarito la questione:
non mi azzarderei mai a diffondere dati infondati, anche perchè ne andrebbe della mia professionalità e soprattutto della mia indipendenza.
Un cordiale saluto a tutti, Roberto Pirani