di Emiliano Squillari
DOMANDA: è possibile con i ritmi moderni che ci obbligano a mancare per tante ore da casa, riscaldarsi in maniera efficace, attuando una decrescita felice?
RISPOSTA: SI, grazie ad apparati che possono garantire un’autonomia di fiamma e braci, fino ad oltre 15 ore … quante ore manchiamo da casa? Quante ore dormiamo? È meraviglioso rientrare a casa trovando un piacevole tepore e la stufa già accesa, solo da ravvivare!
Qualcuno, magari abituato a stufe o caminetti non adatti al riscaldamento, può credere che non sia possibile riscaldare una casa intera con una sola stufa: è spiacevole trovare una stanza calda e le altre gelide ed è altrettanto improponibile gestire una stufa per ogni stanza.
Alcune stufe e focolari sono realmente in grado di garantire il riscaldamento di vari locali, anche se posti su due piani, sfruttando i principi fisici del calore radiante e convettivo, senza l’ausilio di ventole o pompe che consumano corrente elettrica.
LA DECRESCITA E’ FELICE PERCHE’:
1) ci riscaldiamo meglio e di più, il comfort ambientale è maggiore grazie ad un continuo ricambio d’aria che viene aspirata dall’esterno ed espulsa spontaneamente dalla canna fumaria, questo fenomeno annulla la possibilità di condense su muri e vetri che causano muffe sulle pareti più fredde. L’aria nei locali subisce un continuo, naturale e salutare ricambio.
2) spendiamo il 70% in meno sull’acquisto del combustibile e risparmiamo come minimo 300 kw/h in corrente elettrica ogni anno (per il funzionamento di ventole o pompe).
L’isolamento termico dell’abitazione, garantisce risparmio, buon comfort ed è attivo anche contro la calura estiva. Se però non disponiamo d’una grossa cifra in denaro per affrontare quei lavori (circa 20.000 euro per il solo tetto) forse avremo invece a disposizione 2.000 euro per l’acquisto di una stufa che ci permette di ottenere un abbattimento immediato, del 70 %, sul costo del riscaldamento invernale.
3) i panni stesi in casa, nei periodi di pioggia, asciugano rapidamente e noi possiamo fare a meno di costose ed energivore asciugatrici elettriche.
4) la famiglia gode la bellezza di una fiamma in bellavista che si agita in tortuose evoluzioni, confinata da un vetro termico di sicurezza. Provate a ritrovarvi con famiglia ed amici davanti ad un caminetto acceso, oppure davanti ad un termosifone caldo… la differenza è impagabile! Problematico sarebbe doverlo accendere ma grazie alla sua lunga autonomia, sarà sempre acceso, 24 ore su 24. Provate anche a cucinare patate e carne nel focolare pieno di brace, il cibo potrebbe essere più buono!
5) la CO2 emessa, sarà riassorbita naturalmente dall’albero che verrà piantato al posto di quello tagliato e non contribuirà all’effetto serra. I focolari moderni, grazie alla doppia combustione (talvolta addirittura catalizzata), raggiungono rendimenti dell’80% ed abbattono notevolmente le emissioni d’inquinanti.
6) possiamo utilizzare legname locale, procurando lavoro nella nostra regione e migliorando la bilancia dei pagamenti esteri, gravata dall’importazione dei combustibili fossili.
7) se volete, per rendervi autonomi, potete acquistare più facilmente un piccolo bosco che un pozzo di petrolio. Potete bruciare anche le potature delle piante del vostro giardino, la cenere sarà utile per concimare l’orto, allontanare le lumache e produrre biodetersivi.
8) nessun black out elettrico o crisi politica nei paesi esportatori di gas e petrolio, ci può costringere al freddo… quasi impossibile, poi, è il guasto dell’apparato che non è composto con complessi attuatori elettromeccanici e neppure può bucarsi un tubo e causare perdite d’acqua.
NOTA SULLA SICUREZZA:
Ogni strumento inventato dall’uomo, nasconde anche dei pericoli. Se si dispone di una canna fumaria realizzata a regola d’arte e la si pulisce regolarmente, non si avranno problemi di nessuna natura, tuttavia per eccesso di precauzione, possiamo installare un sensore di monossido e uno di incendio che consumano pochissima energia elettrica.
Per maggiori informazioni che andrebbero ben oltre lo scopo informativo dell’articolo, vi invito a visitare il mio sito amatoriale: www.stufefocolari.com , con particolare attenzione alla sezione sulla sicurezza.
NOTE STORICHE: Il riscaldamento a legna, venne quasi completamente soppiantato dai sistemi automatizzati di riscaldamento che sfruttavano combustibili fossili liquidi e gassosi, a causa della maggiore comodità che essi assicuravano.
Nonostante l’abbandono dei focolari a legna, alcune fonderie, si occuparono ancora di ricerca e riuscirono a realizzare stufe e camini in ghisa ed acciaio, con particolari doti d’autonomia.
Esistono anche altri tipi di stufe, dette ad accumulo, che garantiscono fino a 24 ore di calore e gran comfort ma sono veramente costosissime, pesantissime e vanno riaccese ogni 12/ 24 ore con difficoltà nella regolazione del calore che emettono.
In aggiunta sono state inventate le stufe a pellet che hanno doti d’autonomia ancora migliori ed inquinano poco. A mio parere, il limite di questi apparati sta nella loro complessità tecnica, sono più capricciosi, necessitano di più manutenzione e sono soggetti a guasti. Con il pellet raggiungiamo risparmi economici del 40 % rispetto al gas ma continuiamo ad essere dipendenti da consumi elettrici per il funzionamento delle sue ventole, inoltre il comfort termico è minore.
ESPERIENZA PERSONALE:
In considerazione di un’ottica di decrescita “infelice perchè obbligata”, guardandomi intorno, ho cercato di valorizzare le risorse che mi circondavano e che prima non consideravo.
Ho potuto apprezzare il godimento e la soddisfazione che trasparivano, nelle parole e negli occhi, di due amiche che riscaldavano le rispettive abitazioni con stufe a legna. Ho apprezzato personalmente il comfort termico nelle loro abitazioni ed ho poi valutato il gran risparmio economico ed il beneficio per la natura, infine mi sono lanciato nello studio di questi apparati da riscaldamento.
Ho sperimentato una normale stufa con scarsa autonomia, la casa era interamente riscaldata, il comfort eccezionale, la muffa che compariva in un angolo dell’abitazione era scomparsa, i panni lavati asciugavano rapidamente, la usavo anche per cucinare ma era sempre da riaccendere sia al mio risveglio che al rientro dal lavoro…. un limite che detestavo.
Il risultato più interessante, è giunto quando ho scoperto questi focolari e stufe a legna a lunga autonomia. Solamente un’autonomia di almeno 10 ore, mi avrebbe garantito il riscaldamento continuo dell’abitazione e soprattutto di non avere il fastidio, di trovare la casa completamente gelida e la stufa da riaccendere. Non volevo affidarmi al carbone per mantenere l’autonomia di riscaldamento. Dopo l’acquisto dell’apparato ed un po’ di esperienza, mi dichiaro pienamente soddisfatto e non ho più bisogno di accendere la caldaia a gas per integrare i buchi vuoti, causati dallo spegnimento prematuro della stufa.
Felice Decrescita a tutti,
Emiliano SquillariNote sull’Autore: ricercatore spontaneo, di soluzioni ecologico-ambientali ed economiche, per la famiglia.
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LouiseX
Maggio 4th, 2009 at 12:16
anche a me piace molto la stufa a legna ma il dubbio e´il seguente:
se tutti gli abitanti del pianeta (6 miliardi e piu´) volessero passare al riscaldamento a legna, in quanto tempo distruggeremo le poche foreste ancora rimaste?
se vogliamo riscaldarci con la legna sono fondamentali alcune riflessioni e interventi:
-le stufe devono essere efficienti e scaldare il piu´possibile con la minore quantita´di legna possibile ( a questo scopo e´anche possibile costruire degli “accumulatori di calore” in pietra tra la stufa e la canna fumaria, ho letto anche un manuale di autocostruzione e mi piacerebbe condividere questa conoscenza con voi)
-per ogni albero abbattuto a questo scopo devono esserne piantati nuovi e considerando anche che impiegano molti anni a crescere, a quale ritmo e´possibile abbattere?
-le abitazioni devono essere ben isolate per evitare di disperdere calore e riscaldare piu´del necessario.
credo/temo che la legna da sola non basti per tutti, bisogna integrare altre soluzioni come per es. la casa passiva, il biogas da compost e scarti, la geotermia (ovviamente supportata da fonti rinnovabili), e anche essere disposti ad indossare un maglione in piu´(di lana) pittosto che bruciare piu´legna.
quanti di noi sono disposti a farlo e quanti non possono invece rinunciare a stare in maglietta con 30°anche a gennaio?
Little Eagle
Maggio 4th, 2009 at 12:30
Perfettamente d’accordo con Louise.
Sono romanticamente legato all’idea della stufa a legna o del camino. Ma senza efficienza, gli svantaggi sarebbero maggiori dei vantaggi.
Roberto Pirani
Maggio 4th, 2009 at 15:17
Grazie per questo post.
Ho appena passato un inverno con un camino tradizionale,
in una casa non particolarmente ben coibentata (sto in affitto e non posso farci granchè…).
A parte dover riaccendere il camino la sera, i vantaggi economici sono considerevoli.
Carne, patate e verdure alla brace sono molto salutari e la sera mangiare così è anche molto piacevole.
Il problema secondo me è anche di dove si vive: se si fa una scelta di abitare fuori dalle città con un piccolo bosco a disposizione per l’alimentazione delle stufe/camini anche la fascina, i legnetti per l’accensione, non è un problema.
(abito ai margini del Parco di Vejo e in zona la legna viene venduta tradizionalmente come le piante per silvicoltura vengono ripiantate periodicamente)
Se si hanno a disposizione camini “moderni” ancora meglio
Quello che tutti possono/devono fare, a prescindere da dove si abita, magari gradualmente se non si hanno grandi risorse economiche…. è ristrutturare le proprie abitazioni se troppo energivore.
Ridurre gli sprechi, come insegna il maestro Pallante, è la base delle basi.
Approfitto di questo commento per segnalare un post
sul sito di Montanari.
Vi prego di leggere da questo link:
http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1755&Itemid=62#JOSC_TOP
La situazione, è molto grave per usare un eufemismo.
Forse non tutti in MDF lo conoscono, ma se potete dare una mano a diffondere e sostenere il laboratorio, è un gesto importante. Ogni singolo gesto apparentemente insignificante è importante.
Non ci saranno telethon televisive per la nanodiagnostics….dipende dal raziocinio dei movimenti dal basso capire che un laboratorio di ricerca indipendente, coi risultati che hanno avuto loro, è un patrimonio indispensabile per un Paese con una classe politica sviluppista come il nostro.
ciao, Roberto
paola d.
Maggio 4th, 2009 at 16:26
bene, vi racconto la mia avventura con una stufa a pellet.
circa 5 anni fa decido con mio marito, visto la spesa per il riscaldamento annuale ed abitando in una casa di orami 40 anni fa di iniziare una serie di lavori allo scopo di spendere meno, stare piu’ al caldo e dare un mano all’ambiente. preciso che abito in un appartamento di mia proprieta’ di circa 100 metri quadrati con un solo altro condomino. l’area dell’appartemto si stende su tutto il piano non ho quindi nessuno che mi scaldi da nessun lato, abito in un paese della campagna veneta ad est di venezia e l’inverno e’ sempre freddo umido e lungo. dunque iniziamo con il cambio delle finestre interne e noto subito un certo guadagno in tutti i sensi per quanto riguarda freddo, caldo rumori ect ed anche naturalmente sulla bolletta del gas.
poi passo all’acquisto di una stufa a pellet.
e qui viene il bello……
installo la stufa, il venditore non mi dice che debbo anche avere anche una bella canna fumaria, basta secondo lui una presa d’aria che vedi caso esce dal mio mura ma va a finire nel giardino dell’altro abitante la casa . non vi dico cosa e’ successo, dopo aver chiesto a destra e a manca come regolarmi ho dovuto togliere la stufa perche’ non avevo l’autorizzazione dal mio coinquinlino ad installare lungo il muro esterno la necessaria canna fumaria….
senza ombra di dubbio il venditore e’ poco professionale ma la cosa che mi rammarica di piu’ e’ che neanche in comune dove mi sono rivolta per chiarimenti in merito sono riusciti a prendere posizione perche’ credo sia piu’ importante una inversione di rotta per quanto riguarda un problema cosi’ grande che il rispetto di regole oramai obsolete .
tutto, qua’ in teoria sono sempre d’accordo con lo sforzo che ognuno di noi deve fare per cercare nel proprio piccolo di far qualcosa per migliorare la soluzione ma c’ e’ ancora tanta strada da fare per arrivare nelle testa e nel cuore delle persone
il rispetto delle regole , senza ombra di dubbio, ma le regole non debbono essere fisse e rigide , si debbono adeguare alla continua evoluzione delle vita. grazie e ciao e tutti
Little Eagle
Maggio 4th, 2009 at 17:01
Caro Roberto Pirani
ho letto ieri il post di Stefano Montanari (seguo il suo blog da un po’). Hai fatto benissimo a linkarlo, ponendo così il problema sulla ricerca libera e indipendente. E soprattutto scomoda. Sono molto sensibile all’argomento inceneritori; li porteranno pure qui in Sicilia, nell’indifferenza quasi assoluta.
Spero che su questo sito torneremo a parlarne, magari facendo proposte concrete di sostegno e di solidarietà al dott.Montanari e alla dott.ssa Gatti.
Grazie Roberto
Francesca Silvana Scoppio
Maggio 4th, 2009 at 19:00
La decrescita è uno sforzo mentale enorme. Si tratta di invertire modi di pensare spesso frutto di induzioni psicologiche (vedi pubblicità) o vere e proprie menzogne (come quelle sul nucleare). Anche sul riscaldamento le cose non cambiano perchè si tratta pur sempre di modificare radicalmente stili di vita oramai consolidati da decenni. Se a questo aggiungiamo l’inerzia e la malafede politica di certi esponenti, che tra l’altro vengono da lunghe militanze come “palazzinari”(mi riferisco al costruttore di Milano 2-3 ecc ecc), si intuisce bene che parlare alla gente di queste cose è difficilissimo. La principale obiezione è che non ci sono soldi per fare queste cose. Proporre a gente con 600 euro al mese di pensione, di ristrutturare la propria casa in senso ecologico, è una pura follia. Il sistema uccide le idee e fa svanire i progetti per un mondo migliore.
paolone
Maggio 7th, 2009 at 11:55
Non credo che l’uso della legna da ardere (ancorché ottenuta in modo ecologico e a bilancio zero per la CO2) sia una soluzione conveniente dal punto di vista ambientale, in quanto le emissioni gassose e sopratutto le polveri emesse (PM10 e PM2.5) sono notevoli. Dobbiamo ridurre il consumo di energia evitando di produrne attraverso la combustione.
Sull’inquinamento prodotto dalla combustione domestica della legna, segnalo questa risposta per nulla rassicurante data dal dott. Montanari sul suo blog
http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=317&Itemid=69
Tabelle inquinanti riferite a vari combustibili:
http://www.ambiente.regione.lombardia.it/webqa/aria/provvedimenti/2%20-%20TABELLE_dgr_17533.pdf
eddy76
Maggio 7th, 2009 at 16:17
Salve,
secondo me c’è anche un altro problema: la maggior parte delle persone vive in appartamento senza una canna fumaria, quindi non può mettere una stufa. Girando in rete ho letto che sono convenienti i pannelli radianti ad infrarosso sia per costi che per confort. Qualcuno li ha provati? Grazie.
gabriele.g
Maggio 11th, 2009 at 10:21
Concordo in toto con l’autore dell’articolo perchè…ho percorso la stessa strada.Con una stufa a lunga autonomia (minimo 10
ore) riuscivo a riscaldare una casa rurale in Piemonte (90 mq
su due piani) senza alcun consumo di energia elettrica.
E’ pur vero che anche le obiezioni sono fondate:
certamente non tutti potranno riscaldarsi a legna;chi vive in un condominio urbano difficilmente potrà realizzare una canna fumaria e avere lo spazio per lo stoccaggio della legna;la soluzione proposta si potrà applicare probabilmente solo a case unifamiliari.
Ripiantare alberi al posto di quelli abbattuti,normalmente non è necessario:la legna da ardere proviene normalmente da boschi *governati a ceduo*,questo significa che il bosco
ogni 20 anni circa viene abbattuto al 90%,ma gli apparati radicali restano e gli alberi lasciati in piedi mantengono un microclima che consente il ripristino totale del bosco in una ventina di anni.
Il problema dell’inquinamento esiste (il bilancio della CO2 è
in pari ma dalla combustione della legna non si produce solo CO2) per cui questa soluzione NON è la più ecologica possibile,ma, in alcuni casi,per ragioni economiche,è probabilmente l’unica *praticabile* per una riduzione della dipendenza da petrolio o altre fonti energetiche NON rinnovabili. In fondo,se ci pensiamo bene,la legna è una
fonte energetica rinnovabile a basso costo.
Non dimentichiamo che anche l’economia ha una forte voce in capitolo quando si tratta di prendere delle decisioni.