Sintesi dell’incontro con Maurizio Pallante, Presidente del Movimento della Decrescita Felice, e Fabio Salviato, Presidente di Banca Etica, organizzato dal GIT di Banca Etica in data 3 ottobre 2009 nell’ambito della manifestazione Naturalmente Verona e in occasione della prima uscita ufficiale del neonato circolo MDF di Verona.

Maurizio Pallante: Grandi opere, inceneritori, nucleare, OGM, armamenti: questa è la polpetta avvelenata che fa aumentare il PIL e che ci viene propinata ogni giorno sotto il nome di “crescita” e di progresso. Ma la qualità della vita e la felicità non dipendono dal PIL. Ci hanno fatto credere che la crescita avrebbe portato la felicità per tutti, ma noi viviamo immersi in un sistema economico profondamente ingiusto e violento, dove la forbice fra ricchi e poveri aumenta sempre di più e dove il profitto conta di più della vita. Un sistema del genere, basato sulla crescita infinita, non poteva reggere e oggi è entrato definitivamente in crisi. Questa può essere allora una grande occasione per “decolonizzare il nostro immaginario”, per dirla con parole di Serge Latouche, un immaginario inquinato e drogato dalla televisione e dalla pubblicità che ci hanno trasformato da cittadini a consumatori. La crisi ci offre l’opportunità di ripensare l’economia e la finanza, di aprire gli occhi sui limiti e le iniquità del nostro modello di sviluppo e di pensare ad un’alternativa, che non può che passare per la Decrescita. Il concetto di Decrescita non significa recessione, povertà, ritorno al passato e minor sviluppo e tecnologia ma, al contrario, indica una ricchezza diversa, un futuro sostenibile, un altro modello di sviluppo e una migliore tecnologia, più pulita ed efficiente. Per questo è nato il Movimento della Decrescita Felice: è tempo di adottare nuovi stili di vita all’insegna della responsabilità, della sobrietà, dell’autoproduzione, del riciclo, della convivialità e della gratuità. Se per Crescita si intende l’aumento della produzione e del consumo di merci, che non sono beni, la Decrescita è l’aumento della produzione e dell’uso di beni, che non sono merci. La Crescita senza limiti, oltre che insostenibile, è come un cancro che continua a crescere velocemente e disordinatamente, succhiando tutte le energie disponibili, portando alla fine ad uno scenario di caos, distruzione, morte. La Decrescita invece è ordine, lentezza, armonia, senso del limite, responsabilità verso sé stessi, gli altri, le generazioni future e l’ambiente. La Crescita è come un bolide senza freni. La Decrescita è una semplice bicicletta. Fuor di metafora, vediamo ora concretamente come la Decrescita possa rappresentare la soluzione e la via d’uscita dalla crisi economica. Cercano di rassicurarci dicendo che ne stiamo uscendo, ma non è vero perché questa crisi è peggiore di quella del ’29 e non se ne esce in uno-due anni. Non è una semplice crisi finanziaria, ma una crisi socio-ambientale da sovrapproduzione: l’offerta di merci supera la domanda, da qui la necessità di continui incentivi al consumo (vedi auto). La crescita non può essere infinita in un mondo finito e, se l’offerta supera la domanda, vuol dire che continuiamo a produrre cose che non servono. Quali sono i settori che hanno sempre sostenuto la crescita nel nostro paese? L’AUTO E IL MATTONE. Ora che sono investiti dalla crisi, il Governo cosa propone? Sempre le solite, vecchie ricette: incentivi alla rottamazione, quando ormai in Italia il mercato è saturo, con 35 milioni di veicoli in circolazione; grandi opere e riduzione dei vincoli edilizi con costruzione di nuove case, quando a Roma una casa su sette è vuota e in Italia vi sono decine di migliaia di case, uffici e capannoni vuoti, sfitti, inutilizzati. Non ha più senso produrre nuove auto e costruire nuove case, aggravando peraltro anche la crisi ambientale, in quanto più auto circolanti, per quanto efficienti, e nuove case significano aumento dei consumi energetici.
Le soluzioni, nell’ottica della decrescita, esistono, sono semplici e a portata di mano. Per l’auto la soluzione si chiama co-generatore, ovvero un semplice motore d’auto installato in casa, alimentato a metano e collegato ad un alternatore, capace di produrre energia termica ed elettrica (da cui il nome co-generatore). Non è una fantasia, si tratta di un brevetto FIAT del 1972 ma, chissà perché, ci stiamo facendo soffiare l’idea dai tedeschi: la Volkswagen, da qui al 2015, utilizzando come base il motore della Golf, produrrà 100.000 co-generatori che forniranno l’energia equivalente a due centrali nucleari! Il co-generatore ha un rendimento energetico almeno doppio rispetto alle tradizionali caldaie, il che significa dimezzare il consumo di energia da fonti fossili e quindi la CO2 prodotta.
Per l’edilizia la soluzione si chiama Ristrutturazione. Ristrutturare secondo criteri di efficienza energetica il parco edilizio nazionale permetterebbe di sfruttare appieno la miniera d’oro rappresentata dal RISPARMIO ENERGETICO e di creare nuovi posti di lavoro almeno per i prossimi 50 anni, riducendo contemporaneamente il consumo di energia da fonti fossili e quindi la CO2 prodotta.
Altri settori essenziali su cui puntare sono i rifiuti: bisogna arrivare a RIFIUTI ZERO attraverso la riduzione a monte della loro produzione, attraverso il riutilizzo, la raccolta differenziata e il riciclaggio.
Infine l’immenso settore delle energie da fonti rinnovabili, di cui la principale e virtualmente inesauribile è quella SOLARE. E’ il momento di puntare tutto sulla tecnologia della decrescita, ovvero quella tecnologia che mira a ridurre il consumo di energia e di materie prime, l’inquinamento e la produzione di rifiuti.
Come si vede, Si tratta di idee talmente semplici, concrete e realizzabili che stupisce la miopia e la totale mancanza di ideali e di una diversa visione del futuro da parte dei nostri politici, schiavi della vecchia logica del PIL e purtroppo anche di interessi economici legati alle lobby delle grandi opere, degli inceneritori o del nucleare. Ma se l’attuale classe politica è ancora cieca e sorda alla decrescita, gli enti locali, la società civile e i cittadini responsabili possono iniziare dal basso a cambiare le cose e a praticare la decrescita, sia a livello individuale che mettendosi in rete. Le possibilità sono tantissime, è questione solo di buona volontà, personale e politica: si va dalla riduzione dei consumi e degli sprechi all’autoproduzione dei beni (es. l’orto), dagli interventi per il risparmio energetico all’installazione di pannelli solari o fotovoltaici sugli edifici pubblici o privati, dai mercati a km zero alla mensa biologica nelle scuole, dalle piste ciclabili al telelavoro, dai GAS (gruppi di acquisto solidale) alla Banca Etica.
Il paradigma del futuro, se vogliamo avere un futuro, dovrà essere “Meno e meglio”.
La società della decrescita sarà una società in cui tutti saranno più “ricchi” e più felici.
Per approfondimenti: www.decrescitafelice.it.

Fabio Salviato: Il valore dei titoli derivati circolanti sul mercato globale ammonta ormai a 14 volte il PIL mondiale. Le prime 20 banche italiane sono tecnicamente fallite, ma per salvarle è stato permesso di mettere a bilancio i titoli tossici con il valore d’acquisto iniziale e non il valore reale attuale, molto più basso. Per la fine del 2010 si prevede la perdita di 1 milione e 200.000 posti di lavoro in Italia. Per bene che vada, secondo il premio nobel per l’economia Paul Krugman, la crisi durerà altri 10 anni. Questo il desolante scenario attuale. Per questo le organizzazioni della finanza etica mondiale chiedono ai G20 riuniti a Pittsburgh che le banche tornino a fare le banche, cosa che da 20 anni non avviene più. Oggi il 50% dei ricavi delle banche italiane derivano da investimenti speculativi sui mercati finanziari, con l’eccezione delle banche di credito cooperativo e di qualche banca popolare, oltre che di Banca Etica, che ricava oltre il 90% dall’attività creditizia e il rimanente 10% dagli investimenti nei suoi fondi etici, ovvero in aziende rispettose dell’uomo e dell’ambiente. Inoltre si richiede l’abolizione dei paradisi fiscali: in Italia il 30% del PIL sfugge al fisco, contro una media OCSE dell’8%. In un paese come il nostro, dopo un anno trascorso ad invocare più etica nella finanza, è davvero immorale proporre lo scudo fiscale. Per questo la Banca Etica, unica in Italia, ha fatto sapere che non accetterà capitali rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale, per non tradire i propri soci e i propri ideali di onestà, trasparenza e utilizzo responsabile del denaro. Una posizione isolata nel panorama italiano, dal momento che tutti i principali istituti di credito si stanno buttando a pesce per intercettare quei 70-100 miliardi di euro che si prevede verranno rimpatriati sui circa 300 che si stima siano depositati nei paradisi fiscali. Le grandi banche stanno mobilitando promotori finanziari, consulenti fiscali e lanciando piani d’investimento per garantire il miglior rendimento ai capitali tornati a casa. Cioè per riciclare e far fruttare al meglio denaro sporco o sottratto al fisco, ma anche per tornare a fare le stesse cose di prima, inventandosi nuovi sistemi speculativi. Esistono addirittura dei sistemi informatici che permettono di scambiare titoli in un centesimo di secondo, giocando sulle oscillazioni dei prezzi. Il che dimostra che le banche e le finanziarie non stanno imparando nulla dalla crisi. Occorre un intervento forte della politica, che riacquisti il primato sull’economia e ponga regole chiare e forti per limitare questa assurda e immorale finanziarizzazione dell’economia e sostenere invece l’economia reale, concreta e, possibilmente, solidale, anche secondo la recente enciclica papale Caritas in Veritate, che invita ad uno stile di vita più sobrio e ad un utilizzo etico e solidale del denaro. Da questa istanza nasce, all’interno del mondo della finanza etica italiana, il MES (Movimento Etico e Solidale), che si pone lo scopo di dare espressione politica e di portare avanti campagne di informazione e pressione su queste tematiche. Recita lo slogan che riassume il programma del neonato movimento: “Nella cultura liberi, nella politica uguali, nell’economia solidali”. Obiettivo dichiarato del movimento è riunire e mobilitare tutte le forze della cosiddetta altra economia. Per fare solo un esempio, secondo una simulazione dell’ufficio progetti di Banca Etica, se i 3 milioni di persone che pochi anni fa hanno esposto la bandiera della pace dalla loro finestra installassero i pannelli fotovoltaici, si potrebbe produrre l’equivalente dell’energia prodotta da 6 centrali nucleari! Da qui si può capire quanto lavoro ci sia da fare ma anche che potenzialità abbia questo movimento, che non potrà non allearsi e camminare insieme al Movimento della Decrescita Felice e a tutti i movimenti e le persone che si sforzano di costruire un altro mondo, più equo e solidale.
Per approfondimenti: www.movetico.org.

Il GIT (Gruppo Iniziativa sul Territorio) Banca Etica di Verona