di Andrea Degl’Innocenti
La crisi economica rischia di compromettere seriamente lo smaltimento differenziato dei rifiuti. Lo dice lo studio annuale intitolato “L’Italia del Recupero” condotto da Fise-Unire, l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti.
Il problema è questo. La crisi economica scoppiata nel 2008 ha avuto fra le sue molte conseguenze l’abbattimento dei prezzi delle materie prime. Petrolio e cereali, ma anche metalli, legname, tessuti, che fino ad allora avevano visto il loro prezzo salire costantemente, hanno subito un brusco deprezzamento. È il mercato: la crisi diminuisce la liquidità in circolazione e molti prodotti diventano improvvisamente troppo cari e dunque devono calare di prezzo se vogliono continuare ad essere competitivi.
La conseguenza più logica sarebbe stata che anche i materiali riciclati, le cosiddette materie prime secondarie, si fossero abbassati di prezzo per rimanere competitivi, ma non è così semplice. Il processo di differenziazione e riciclaggio dei rifiuti infatti è composto da una filiera molto più rigida: si passa dalla loro suddivisione per categorie al trattamento specifico per ciascun materiale, fino al loro riutilizzo.
Un procedimento del genere, fatto di passaggi obbligati e controllati, è molto meno soggetto alle oscillazioni del mercato in quanto ogni passaggio ha dei costi ben precisi che non possono essere annullati né ridotti considerevolmente. Risultato, l’intero settore e’ rimasto strozzato tra domanda e prezzi calanti del prodotto finito e costi addirittura crescenti, causati dall’accumulo di materiali presso gli impianti di riciclaggio.
Accade quindi che i produttori, che in precedenza trovavano conveniente – oltre che etico – acquistare materiale riciclato a discapito delle materie prime, adesso vedono ribaltarsi i rapporti di prezzo e di convenienza economica. Si è inceppato l’ultimo anello della catena, quello che regola lo smercio dei materiali ricavati dal trattamento.
Il rischio è che questa flessione della domanda abbia un effetto sull’intera filiera. A discapito di un processo che invece è andato incontro ad un progressivo miglioramento.
I dati Istat per l’anno 2008 riferiti ai comuni italiani capoluoghi di provincia certificano una contrazione della raccolta totale dei rifiuti urbani e di contro un aumento dei rifiuti raccolti in modo differenziato.
Nel 2008 sono stati raccolti 615,8 kg per abitante, l’1,1 per cento in più rispetto al 2007. Di questi il 28,5 per cento è stato raccolto in modo differenziato, circa 3 punti percentuale sopra l’anno precedente. A partire dal 2000 l’andamento è rimasto sempre crescente per la raccolta differenziata, mentre la quantità totale dei rifiuti urbani raccolti è stata in leggera crescita fino al 2006 e in lieve diminuzione negli ultimi due anni.
Adesso la crisi economica, colpendo la base della filiera, rischia di far inceppare l’intero ciclo di raccolta e recupero dei rifiuti. “A cascata, la raccolta differenziata rischia di rimanere ‘parcheggiata’ sui piazzali degli impianti” – si legge nel resoconto Fise-Unire – “o, paradossalmente, di non trovare sbocco, compromettendo anche lo sviluppo delle raccolte differenziate, in particolare nel Sud del Paese”.
Una possibile soluzione, secondo Corrado Scapino, presidente di Unire, è puntare sulla qualità delle materie prime secondarie ricavate e sulla capacità di queste di essere riassorbite in nuovi cicli produttivi: “accrescere la capacità di riutilizzo di alcuni materiali da parte dell’industria nazionale, e rafforzare sia la domanda di materiali riciclati che di beni e manufatti da questi ottenuti”.
A questa si potrebbe affiancare un rafforzamento della domanda pubblica di materiali riciclati “mediante interventi quali il Green public procurement (Gpp), cioè gli acquisti ‘verdi’ da parte delle Pubbliche Amministrazioni, ad oggi limitato a poche esperienze”.
Il rapporto propone soluzioni che fanno leva sulla domanda di materiali riciclati. Ciò è normale: Fise-Unire è un’associazione che rappresenta le aziende che si occupano di recupera o e riciclaggio dei rifiuti e dunque ne tutela gli interessi.
In realtà la soluzione migliore sarebbe agire sull’offerta, riducendola. La raccolta differenziata a causa dei costi ambientali del processo della trasformazione dei rifiuti, del basso rendimento nella quantità del materiale ottenuto e la conseguente bassa qualità dei prodotti finali dovrebbe essere considerata una terza scelta, cui destinare tutti quei prodotti di scarto e imballaggio che non possiamo fare a meno di acquistare (riduzione dei rifiuti) né possiamo riutilizzare (riuso).
Fonte: Terranauta.it
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marantz
Novembre 11th, 2009 at 18:28
Il calo recente del prezzo delle materie prime è solamente transitorio e non riflette il loro reale valore di mercato, non durerà a lungo.
Anche il petrolio è crollato a prezzi attorno ai 40$, ora è risalito attorno agli 80$, schizzerà in alto non appena ritornerà la ripresa economica, dato che in condizioni di peak oil il basso prezzo è mantenuto solo da un calo della domanda, mentre l’offerta non accenna ad aumentare.
Per le materie prime succederà lo stesso, con qualche ritardi rispetto al petrolio. L’economia comincerà a risollevarsi, le industrie ripartiranno a ordinare materie prime, i costi di estrazione sono in costante aumento e i minerali facili in via di esaurimento.
Nel giro di due o tre anni al massimo i materiali da recupero torneranno competitivi, dato che non sono pericolosi ma sono materia prima seconda conviene “stoccarli” in attesa di tempi migliori.
In ogni caso, il fatto che costino poco non autorizza a sprecarli
pino
Novembre 11th, 2009 at 23:55
Non so se sarà mai “conveniente” in senso puramente economico riciclare materiali da raccolta differenziata.
Ricordiamoci che la nostra economia di mercato non è in grado di caricare correttamente sui prezzi l’impronta ecologica della produzione industriale.
La soluzione vera è certamente a monte nella riduzione dei rifiuti ed in un ripensamento dei processi produttivi per trasformarli in cicli simili a quelli naturali. Progettare ogni manufatto in modo che al termine del suo ciclo di vita, il più lungo possibile, si possano agevolmente recuperare componenti e materiali. Affiancare al sistema industriale produttivo un analogo sistema industriale della “deecomposizione” dei manufatti.
Ma quale potrà essere la molla per operare questa trasformazione del sistema industriale? Solo gruppi di persone profondamente consapevoli della
partita in gioco, con idee chiare sulle soluzioni praticabili possono spingere in tal senso.
Un bel compito per il Movimento della Decrescita Felice!
Saluti, Pino