di Roberto Spano

Giovedì 19 novembre, a causa di un malore improvviso il forte e generoso cuore di Eliso Spiga ha cessato di battere. Ma il suo pensiero e il suo esempio continueranno sempre a guidare e incoraggiare tutti coloro che sono alla ricerca di un modo diverso di vivere e lavorare. Un modo che metta la felicità e la convivialità al centro dell’agire umano.

Agricoltore, scrittore, saggista e uomo politico sardo, Eliseo Spiga avrebbe compiuto 80 anni il prossimo giugno. Era nato nel 1930 ad Aosta, figlio dell’emigrazione sarda come tanti nostri conterranei, ma pochi anni dopo il padre, operaio antifascista, decise di lasciare la fabbrica nel freddo nord e tornare a lavorare la sua terra a Quartucciu, allora piccolo borgo agricolo alle porte di Cagliari, ed oggi rione periferico e degradato della grande città in continua espansione.

Eliseo crebbe nella dimensione protettiva della piccola comunità agricola del suo paese. Povera forse di denaro, ma ricca di umanità dove la disoccupazione non esisteva. Esisteva solo “su mandroni” lo scansafatiche che volontariamente fuggiva il lavoro per vivere parassita sulle spalle degli altri. Ma tra campagna, orti e botteghe artigiane, non mancavano certo le occasioni di impegno e lavoro per giovani e meno giovani. Ed Eliseo lavora sin da piccolo, aiutando i genitori a mandare avanti la loro piccola azienda agricola dove producono ortaggi, legumi, patate, frutta e grano che vengono venduti direttamente ai conoscenti della loro comunità. Un esempio di “Filiera Corta” diremmo noi oggi, decrescenti di ritorno.

Eliseo è molto intelligente e determinato e, lavorando e studiando, arriva fino alla laurea alla fine degli anni ’50. Si appassiona di politica vedendo e capendo il sacrificio di milioni di persone costrette a una vita inumana a causa dell’ingordigia di latifondisti e industriali. Si avvicina al movimento socialista e sardista di Emilio Lussu e in seguito si iscrive al PCI. E’ preparato, appassionato, conosce il lavoro e la vita concreta, viene dalla campagna e dalla fabbrica. Non è un intellettualino di città che vuole provare il brivido del proletariato. Sa parlare, e nel suo sardo campidanese i comizi nei piccoli paesi rurali dell’interno hanno sempre un successo enorme. Il PCI lo propone come funzionario di partito. Eliseo accetta e diventerà (come lui stesso sarcasticamente si definisce nella sua autobiografia) un “rivoluzionario di professione”. Ma la sua “professione” durerà pochi anni. Nel ’65 i contrasti con la linea ufficiale del PCI, operaista e “industrialista”, si fanno sempre più accentuati. Eliseo continua a dire e ripetere che la deriva industriale col Piano di Rinascita che riempie la Sardegna di ciminiere puzzolenti e le tasche di Moratti e Rovelli di miliardi pubblici, saranno la rovina morale, economica, ambientale e sociale della nostra terra. Ma il PCI aveva troppa voglia di tessere e tute blu, mentre i pastori e contadini sardi col loro genetico “individualismo comunitario” non erano utili alla dittatura del proletariato e quindi li voleva tutti operai in catena di montaggio. Eliseo lascia il PCI nel ’65 a 35 anni con moglie e figli a carico e torna alla terra di suo padre. Per anni la lavora e vive di essa, senza trascurare il suo impegno politico e culturale. Fonda il Movimento Città Campagna col quale porta avanti la sua visione di una Sardegna libera, indipendente e autosufficiente, pur nella massima apertura di scambi culturali ed economici con tutte le altre comunità del mondo. Scrive e pubblica articoli e libri sui temi economici, politici e sociali che più gli stanno a cuore. Studia la civiltà nuragica e comprende come fino a 2500 anni fa la Sardegna fosse una terra felice, ricoperta di boschi e ricca di acque e di risorse naturali. Una “terra dell’abbondanza” dove era sufficiente lavorare due/tre ore al giorno per avere tutto quello che necessitava a una vita libera e creativa. E i sardi nuragici erano creativi e saggi. Avevano capito l’insidia nascosta nelle pieghe della Storia col suo carico di morti e tirannie. Di Stati e monarchi. Di lavoro distruttivo e sfruttatore. Di accumulo paleo-capitalista e distruzione della natura. E di città che schiacciavano le campagne e le comunità rurali.

Per questo la civiltà nuragica non conosceva la città, ma era una libera federazione di piccole comunità indipendenti e autosufficienti, ma unite da un fortissimo legame di collaborazione e sostegno reciproco. Ma senza nessuno sopra gli altri. E le torri megalitiche, i “Nuraghi” che si contavano a decine di migliaia sulla nostra terra, erano il simbolo della libertà rurale, contrapposti alle piramidi simboli del dominio urbano.

Negli anni ’80 Eliseo fonda la CSS, Confederazione Sindacale Sarda, primo esempio di sindacalismo etnico che porta avanti una linea profondamente diversa dalla “triade”, mettendo appunto il lavoro agricolo e artigianale delle comunità rurali al centro delle politiche economiche, invece dell’industria e del terziario burocratico e parassitario delle città.

Entra nel Partito Sardo d’Azione che in quegli anni registra una crescita impetuosa, il cosiddetto “vento sardista”, ma la speranza dura poco. Il PSd’Az tradisce le aspettative dei Sardi e si assesta anche lui su una linea politica moderata e sviluppista. Quella stessa linea politica che Eliseo ha combattuto per una vita e che oggi dimostra in pieno il suo fallimento economico, sociale e ambientale. Esce anche dal PSd’Az e ritorna alla sua azienda agricola continuando a studiare economia rurale e a scrivere. Nel 1999 pubblica presso una piccola casa editrice cagliaritana il “Manifesto delle Comunità di Sardegna” un saggio geniale e profetico che anticipa di anni il dibattito attuale sulla critica al PIL e sulla necessità di una decrescita economica per uscire dal gorgo dello sviluppo che sta portando alla morte l’intera comunità.

Nel maggio di quest’anno gli presento Maurizio Pallante venuto in Sardegna a presentare MDF e i suoi libri sulla Decrescita Felice ed è un incontro ricchissimo di spunti e scambi reciproci. Eliseo in un convegno a Isili (CA) presenta “La Decrescita Felice” di Pallante e gli fa dono di una copia del suo “Manifesto” nell’edizione ormai introvabile di 10 anni fa. Maurizio lo legge e immediatamente ne comprende il valore inestimabile di testimonianza e di profezia e si impegna subito per trovare un modo di ripubblicarlo e farlo conoscere al più vasto pubblico possibile. Con l’aiuto della Provincia di Cagliari e di un suo Assessore particolarmente sensibile, e il sostegno logistico di una nuova casa editrice sarda specializzata su questi temi, il progetto prende corpo e nei prossimi giorni la nuova edizione, con prefazione di Pallante, uscirà dalle rotative della tipografia ma Eliseo Spiga non farà a tempo a vederla. Può sembrare uno scherzo beffardo del destino, e forse lo è, ma dopo il dolore per la sua scomparsa, il sentimento più forte è la determinazione di proseguire il suo discorso e far conoscere le sue idee e il suo esempio. Eliseo era un eretico, come lui amava definirsi, e sarebbe il primo a beffarsi di chi perdesse troppo tempo a compiangerlo. Era un uomo di azione che usava la penna come una zappa. Le sue parole sul foglio di carta sono come il solco che tracciava sulla terra per produrne i frutti per se stesso e per gli altri. Grazie Eliseo.