Un sistema economico fondato sulla crescita del prodotto interno lordo ha bisogno di sostituire progressivamente i beni (che non lo fanno crescere) con le merci (che lo fanno crescere), inducendo a credere che queste sostituzioni costituiscano miglioramenti della qualità della vita e condannando alla damnatio nominis chi non le effettua. Chi produce beni non ricava denaro dalla sua attività e non può comprare merci, mentre chi smette di produrre beni per produrre merci riceve in cambio un compenso monetario con cui può acquistare merci in sostituzione dei beni che non produce più. Se si è convinti che il denaro sia la misura della ricchezza, questo passaggio diventa desiderabile e si identifica con il progresso, anche se in realtà comporta peggioramenti nelle condizioni di vita. Cosa ha motivato i flussi migratori dalle campagne alle città che hanno accompagnato e accompagnano la crescita del prodotto interno lordo, se non l’identificazione della ricchezza col denaro? Eppure la frutta e la verdura autoprodotte sono qualitativamente molto migliori della frutta e della verdura prodotte industrialmente e acquistate al supermercato; l’aria delle campagne è più sana dell’aria delle città; le case coloniche sono più confortevoli di minuscoli appartamenti in palazzoni di periferia affacciati su stradoni di scorrimento; il frigorifero è inutile per chi può cogliere ogni giorno i frutti di stagione nel proprio orto frutteto.
Le attività che producono beni non sono nemmeno considerate lavorative e non vengono conteggiate nelle statistiche del lavoro. Sono considerate lavorative soltanto le attività svolte in cambio di denaro. Il concetto di lavoro è stato ridotto al concetto di occupazione ed è stato contestualmente svincolato dal concetto di utilità. Chi produce merci totalmente inutili (per esempio i pupazzi vestiti da Babbo Natale che un numero crescente di poveri di spirito appende alle ringhiere dei balconi da novembre a gennaio) rientra nella categoria degli occupati, dal momento che in cambio della sua attività riceve un reddito monetario con cui può comprare merci e nella duplice veste di produttore e consumatore fa crescere il prodotto interno lordo. Invece le casalinghe, o i superstiti produttori agricoli che dedicano la maggior parte del loro tempo all’autoproduzione di beni limitandosi a scambiare con denaro soltanto le eccedenze, non rientrano nella categoria degli occupati perché non ricavano un reddito monetario dal loro lavoro e non contribuiscono alla crescita del prodotto interno lordo. Pertanto, anche se svolgono attività straordinariamente utili, non sono considerati lavoratori.
Un sistema economico libero dall’obbligo della crescita non deve sostituire progressivamente la produzione di beni per autoconsumo con la produzione di merci, ma continua a produrre sotto forma di beni tutto ciò che prodotto sotto forma di merce comporterebbe peggioramenti qualitativi, limitandosi a produrre sotto forma di merce soltanto ciò che non può essere autoprodotto sotto forma di bene. Un vasetto di yogurt comprato, prima di raggiungere la mensa del consumatore percorre qualche migliaio di chilometri, quindi contribuisce alla crescita dei consumi di fonti fossili e dell’effetto serra; produce tre tipologie di rifiuto: carta, plastica e alluminio; ha bisogno di sostanze conservanti che spesso uccidono i fermenti lattici riducendo il suo valore nutrizionale; incorpora nel prezzo di vendita oltre i costi di trasporto e confezionamento, i costi di produzione industriale, di intermediazione commerciale e pubblicitari. Uno yogurt autoprodotto non deve essere trasportato, non produce rifiuti, è ricchissimo di fermenti lattici vivi e, non richiedendo nessun costo oltre quello del latte, ha un prezzo inferiore di due terzi. Contribuisce alla decrescita del prodotto interno lordo, ma è qualitativamente migliore, migliora la qualità ambientale riducendo le emissioni climalteranti e i rifiuti, richiede meno denaro per soddisfare lo stesso fabbisogno alimentare e, di conseguenza, permette di lavorare meno e di avere più tempo per sé. La decrescita indotta dall’autoproduzione dei beni è fattore di felicità. Per quale motivo si dovrebbe preferire comprare lo yogurt e smettere di autoprodurlo, come accade nelle società fondate sulla crescita economica?