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2 thoughts on “(Italiano) Debito e soluzioni”

  1. Una piccola soddisfazione me la sono tolta
    http://blog.stefanomonti.net/una-piccola-soddisfazione-politica-denuncia-per-responsabilita-dellattuale-collasso-economico/

    In ogni caso mi chiedo se la decrescita debba passare forzatamente dall’economia, cambiandola o cercando di cambiarla, oppure se si debba semplicemente distaccare da “beni terreni superflui” come mutui e proprietà.

    In pratica, se un qualunque essere umano volesse adottare una rigida decrescita felice, dovrebbe costruire/comprare casa in un’area depressa, vivere del proprio prodotto agroalimentare e fine?
    Anche un semplice stipendio oggi passa per forza di cose da una banca, quindi non puoi non averci a che fare. Idem una qualunque utenza.
    Non è possibile adottare una vera decrescita, o sbaglio?
    La questione mi attanaglia, il buon senso mi direbbe che è così, ma chi sa darmi una risposta?

    1. La decrescita felice non è la rinuncia a qualcosa, e né tanto meno una meta da raggiungere, ma la consapevolezza del fatto che ci troviamo in un periodo di transizione: la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova. La decrescita felice è un’opportunità, un risveglio delle coscienze, un riconoscimento dell’uso scorretto di alcune tecnologie obsolete (l’auto col motore a scoppio, la TAV), ed è il riconoscimento di consuetudini (identità degli italiani, tradizioni, artigianato) “passate” molto più sagge rispetto a idee progressiste che non hanno fatto crescere solo i profitti di alcuni (ad esempio Eternit, Ilva etc.) recando danni all’ambiente ed alla salute.

      MDF ad oggi è una piccola comunità sparsa sul territorio nazionale che opera concretamente scelte di buon senso. Non abbiamo ancora la forza, credo sia solo una questione di tempo, per realizzare un grande progetto: la civiltà contadina modernizzata. E’ probabile che questo ritardo sia dovuto al fatto che i circoli vivano nelle città, e le città non sono ancora attrezzate per la decrescita felice. Ci sono comuni che stanno introducendo piani energetici di decrescita e reti intelligenti (smart-grid), quindi qualcosa si muove. Invece, alcuni piccoli comuni sono più vicini a questo obiettivo più di quanto non possiamo immaginare. Cosa significa? E’ sicuramente difficile avviare un’economia di sussistenza quando si è soli, a dire il vero non sarebbe neanche auspicabile. MDF sta immaginando e vivendo una nuova comunità, una rete di comunità, ed ecco l’esempio dei circoli, che hanno grande ricchezza nella cultura del saper fare, saper inventare e saper usare le risorse del territorio in maniera razionale riconoscendo l’esistenza della bioeconomia. Non si tratta di scegliere o meno se vivere la decrescita felice, si tratta di capire che noi esseri umani dobbiamo riprendere i valori che ci danno soddisfazione, felicità e serenità. Possiamo riappropriaci della bellezza: arte, ambiente, territorio, storia, cibo e tecnologie socialmente utili. Gli ultimi provvedimenti governativi attaccano i risparmi degli italiani, rendendoli più poveri. Le banche praticano la chiusura del credito.

      Solo una comunità consapevole ha l’energia di far cambiare atteggiamento sia alle banche che ai governi. Un esempio famoso è Schonau, dove i cittadini hanno “ricattato” la banca locale e per comprarsi la rete elettrica locale, ma anche in Italia c’è un esempio ancora più importante, il piccolo comune di Torraca (SA) la prima city Led al mondo che ha rischiato puntando all’autosufficienza energetica producendo un reddito grazie agli incentivi. Questi esempi mostrano comunità unite su obiettivi condivisi: sovranità energetica. Nel Cilento, ove è nata la dieta mediterranea Pollica (SA), una comunità di 80 comuni intende perseguire anche la sovranità alimentare. Questi obiettivi non sono semplici poiché il mainstream continua a divulgare, nelle scuole e nelle università, la religione liberista, la competitività ed il nichilismo delle SpA,

      Economia, ecologia, democrazia, politica sono sinonimi poiché coinvolgono la vita delle persone. Gli abitanti devono riappropriarsi del significato delle parole, sostituire gli attuali dipendenti e cominciare a co-gestire il territorio direttamente perché ci sono le risorse e le tecnologie per farlo.

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