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3 thoughts on “(Italiano) La decrescita come contro-potere sociale”

  1. Bell’articolo davvero! Personalmente condivido la vostra idea che la decrescita non debba politicizzarsi, per il semplice motivo che la popolazione in gran parte non la capirebbe… D’altro canto molte delle sue proposte sono attuabili ed è possibile farle entrare in un programma politico (come per m5s) perchè sono proposte semplici e ragionevoli…

  2. Ho già avuto modo di sottoscrivere, molto modestamente, la versione 2.0 di Igor della decrescita (se Igor mi passa l’espressione), come evoluzione da pratica personale ad abbraccio sociale. Un po’ credo si stia già assistendo ad un’estensione “spaziale” della filosofia della decrescita, o quantomeno si è manifestata una certa curiosità verso la decrescita proprio grazie al M5S che sul blog di Messora – “Difesa critica del M5S” di Li Vigni – viene citata come fonte d’ispirazione in risposta alle accuse di derive di destra del movimento (la parola felice ovviamente è ancora omessa). Del resto, Pallante a Ballarò ne è il riflesso. Credo che estendere alla società il concetto del “meno, laddove il meno è meglio” sia anche un atto di profonda responsabilità…e con questo, nel mio piccolo, tento di dare nuovo respiro a questa parola così brutalmente violentata in questi giorni. Riguardo le forme di inveramento sociale della decrescita, beh, con molta umiltà, sento di dovermi affidare a chi ne sa più di me. E questo presuppone molto senso critico, nel senso più antico e più pieno di scelta e separazione, quantomeno dei concetti ispiratori di base.

  3. Articolo molto bello, però n on credo che solo un movimento sociale, senza prospettive politiche (nel senso di politica istituzionale, in quanto ogni movimento sociale è anche politico) non sia in grado di catalizzare appieno le richieste che arrivano dall’universo decrescista. scontrarsi continuamente contro un muro di gomma e dover portare tutte le volte una pressione sociale per ottenere qualcosa, porta ad una situazione di rivoluzione e contrasto permanente con le istituzione, contrasto che, storicamente, ha portato alla dissoluzione “per stanchezza” dei movimenti.
    Procedere invece secondo una normalizzazione delle richieste appoggiandosi ad una rappresentanza politica interna alle istituzione, permetterebbe di modificare le istituzioni e di procedere in maniera più automatica verso le richieste della decrescita.
    Tale processo istituzionale ha però uno svantaggio, anch’esso già espresso dalla storia: l’assorbimento dei rappresentanti all’interno dei giochi di potere e il distaccamento con le richieste della base. un processo solo sociale non avrebbe questo svantaggio, ma rimarrebbe “puro” fino in fondo. forse è meglio trovare una giusta via di mezzo: ovvero una rappresentanza che sia controllata dal movimento sociale (senza esserne soffocata) in modo tale da portare avanti le istanze del movimento all’interno di una normalizzazione istituzionale, senza rischiare che i rappresentanti si perdano. la pressione che viene così esercitata dalla società risulterebbe meno gravosa, più semplice e più efficace.
    insomma, rinunciare alla rappresentanza politica mi sembra una mossa un po’ troppo azzardata che rischia di svuotare di energie il movimento decrescista.

    Michele

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