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One thought on “(Italiano) Si scrive Decrescita, si legge felicità”

  1. Approfitto di queste belle parole di Alessandro per passare dalla riflessione alla condivisione e inserirmi in questo dibattito che, anche se non sono ancora fisicamente confluita in MDF, sto seguendo e applaudendo ormai da parecchio tempo.

    Non solo condivido pienamente quanto detto, ma vorrei aggiungere un piccolo tassello che può essere di grande aiuto a tutti coloro che riconoscono la veridicità dell’equazione Decrescita = Felicità e incontrano difficoltà nel comunicarla.

    Il fatto che, come sostiene giustamente Alessandro, questa associazione provochi in molti una certa stortura di naso dipende dalla superficialità con cui noi esseri umani descriviamo ciò che avviene nel nostro mondo interiore. Il termine felicità, per esempio, viene utilizzato indistintamente per identificare due stati interiori nettamente distinti e diametralmente opposti. Per capirci possiamo ribattezzarli così: la felicità del vincente che, in modo del tutto istintivo e naturale, ci pervade quando ci sentiamo i migliori e la Felicità del Partecipante che deriva dal fatto di aver dato del nostro meglio e di esserci messi profondamente in gioco come esseri umani.

    La “felicità del vincente” è quell’emozione adrenalinica che proviamo quando ci sentiamo più forti, più ricchi, più intelligenti, più realizzati, più affermati o perfino più buoni degli altri. Quando ci relazioniamo con il mondo esterno sulla base di questa emozione la nostra felicità entra necessariamente in conflitto con la felicità dei nostri simili, le nostre azioni si basano su strategie di attacco e di difesa, siamo costantemente condizionati e minacciati da tutto e da tutti e il nostro benessere ha una natura precaria, illusoria e conflittuale. Basta un il battito d’ali di una farfalla per farci precipitare dalle stelle alle stalle.
    A tutti i livelli – personale, politico, economico e sociale – perseguire la felicità significa esercitare un potere autoritario che ha come controparte inevitabile l’infelicità e l’impotenza. Io sono felice nella misura in cui tu sei infelice e questo significa che, se anziché guardare le cose dal nostro piccolo punto di vista le guardiamo dall’alto, dal punto di vista del sistema complessivo, osserviamo che felicità/infelicità, autorità/impotenza, debito/credito, ricchezza/povertà sono indissolubilmente legati tra loro: crescono insieme, mantenendosi costantemente in equilibrio tra come se fossero contenuti in due vasi comunicanti. Il sistema è integralmente governato dal conflitto e procede inesorabilmente verso il caos e la disintegrazione.
    La felicità del vincente è una pura illusione. Quando ci crogioliamo in questo stato interiore non siamo liberi ma, al contrario, siamo degli automi governati dalla stessa legge che governa l’intera realtà materiale: la legge che afferma “o io o l’altro”. La nostra esistenza è del tutto identica a quella di un qualunque microscopico corpuscolo di questo universo: un’eterna oscillazione tra due stati uguali e contrari – forte/debole, vincente/perdente, buono/cattivo, ricco/povero, io/altro. Lo stato che assumiamo istante per istante non dipende da noi ma è determinato da un ingranaggio infinitamente più grande.
    Chi non è mai uscito da questo stato di coscienza totalmente illusorio e trascorre la propria vita a combattere e oscillare, difficilmente può capire l’equazione Decrescita = Felicità, per il semplice fatto che non conosce la Felicità.

    Il Partecipante smette di oscillare su e giù come una banderuola, sottraendosi alla logica del vincente e del perdente. Questo è possibile nel momento in cui smette di valutare se stesso con gli occhi del mondo, in base a parametri economici, sociali, culturali, estetici o quant’altro. La sua Felicità aumenta a mano a mano che lui si assume la responsabilità di se stesso e si mette profondamente in gioco come essere umano. Trasformando le proprie emozioni da coniglio o da carnivoro e smantellando i propri pregiudizi, dissolve progressivamente e consapevolmente quella costrizione dell’Essere che gli impedisce di sentirsi in armonia con l’ambiente, di esprimersi e favorire l’espressione degli altri, ascoltare ed essere ascoltato, dare e ricevere, insegnare e imparare. Nel proprio cammino, il Partecipante acquisisce una consapevolezza che il vincente non ha: la consapevolezza di essere indissolubilmente legato alla collettività. Questa consapevolezza gli consente di partecipare in modo adulto e responsabile.
    Solo chi persegue questa Felicità si guadagna il diritto di parlare di Bene Comune perché il suo sentimento non può sminuire quello degli altri né esserne sminuito. La Felicità corrisponde a un Potere esercitato con Umanità, l’unico che ci consente di guardare negli occhi la nostra controparte e affermare “il mio Bene è il tuo Bene, la mia Pace è la tua Pace”. La via della Felicità è la via della riconciliazione e porta inevitabilmente alla Decrescita del conflitto. Con il conflitto decrescono naturalmente e spontaneamente la povertà e tutti quegli ammennicoli che abbiamo sempre confuso per ricchezza e che in realtà non sono altro che illusioni di felicità e di potere.

    felicità e Felicità corrispondono a due differenti stati di coscienza a partire dai quali creiamo due realtà profondamente differenti. La prima, quella che abbiamo ampiamente esplorato, è interamente fondata sulla paura e sull’istinto di sopravvivenza.

    La nostra prossima meta, la realtà creata dalla Felicità, è una società di cui andare fieri come esseri umani, fondata sulla nostra capacità esclusiva di trasformare le nostre emozioni e mettere in dubbio i nostri stessi pensieri per affermare “io e l’altro”: un modo ben diverso di “sfidare” le leggi della natura, rispetto a quelli che abbiamo messo in atto finora.

    Giovanna Campo Antico

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