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2 thoughts on “(Italiano) Smettiamola di preoccuparci del lavoro”

  1. Salve a tutti, premettendo che mi trovo d’accordo e condivido al 99.9% i princìpi e le idee del movimento per la decrescita felice, quando leggo articoli come questo sorge in me una domanda spontanea relativa a quel 0.01% che vado a spiegarvi. Se il principio è quello di affrancarsi dal lavoro salariato, di “lavorare poco/il meno possibile”, di passare agli “scambi non monetari” etc, e soprattutto volendo fare a meno dei fondi pensione, su quali basi economiche si prevede che possa sopravvivere una persona alla fine della propia vita lavorativa? ossia, con parole più crude: avendo lavorato il meno possibile e non avendo riserve economiche (leggi: una “pensione”), come si dovebbe campare? Rimarco il fatto che questa è la mia unica perplessità rispetto all’articolo oggetto del post e non sull’idea che sia necessario un cambiamento radicale del sistema economico e sociale contemporaneo, auspicabilmente in una direzione di decrescita felice. Spero che qualcuno possa rispondermi e chiarirmi le idee, grazie.

    1. La necessità della pensione deriva dall’aver mercificato ogni attività umana.
      Si tratta di un concetto sostanzialmente moderno che oggi diamo per scontato avendo distrutto tutti i legami familiari e sociali che consentivano agli anziani di vivere dignitosamente dopo una vita passata a lavorare.
      Certo la proposta di Gesualdi necessità di un percorso non immediatamente realizzabile è di un totale cambio di prospettiva ma già in queste poche righe chiarisce molto bene che l’ipotesi si basa sul prevedere una attività umana destinata a creare servizi utili alla comunità, e da questa fruibili gratuitamente fra i quali sicuramente potrebbero annoverarsi quei pochi necessari a garantire una vita dignitosa agli anziani.
      Cionondimeno si può comunque immaginare che gli anziani possono godere di una rendita, derivante dal contributo da essi dato alla comunità negli anni di attività produttiva, tale da garantirgli la possibilità di acquistare merci e servizi non fruibili gratuitamente.
      Per un approfondimento del modello proposto da Gesualdi in questo articolo suggerisco la lettura del l’illuminante libricino “l’altra via” da lui critto alcuni anni fa

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