di Alberto Ariccio (MDF Genova)
In questi giorni ferragostani in cui incendi apocalittici in Russia e bibliche alluvioni nell’Europa Centrale, in India, Pakistan e Cina, sembrano volerci scuotere dai nostri stanchi rituali vacanzieri per sbatterci in faccia l’evidenza dei cambiamenti climatici in atto, ho ritrovato e riletto “La fine del lavoro”, un libro del 1995 di Jeremy Rifkin. Continua a leggere questo articolo »
Segnala questo articolo a un amico
di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio
Se la decrescita si realizza anche riducendo gli sprechi di energia e di materie prime, essa non può prescindere dallo sviluppo di tecnologie che aumentino l’efficienza nell’uso di materiali e nella riduzione dell’impatto ambientale. Tecnologie che potrebbero con un ossimoro apparente essere chiamate “innovazioni tecnologiche della decrescita”. È una pura fantasia? È un’utopia per definizione non realizzabile anche se desiderabile? Continua a leggere questo articolo »
Segnala questo articolo a un amico
di Daniel Tarozzi
Viviamo in un mondo che non funziona. Tutti si lamentano, ben pochi fanno qualcosa di concreto.
O almeno così sembra. Ne siamo davvero sicuri? Noi vogliamo cambiare le cose. E crediamo che come noi anche molte altre migliaia (milioni?) di persone lo vogliano. E che come noi anche molte centinaia (migliaia?) di persone ci stiano già provando. Continua a leggere questo articolo »
Segnala questo articolo a un amico
di Filippo Schillaci
Nell’autunno dell’anno scorso fra le voci che si levarono per lanciare l’allarme su quel disastro planetario che è il dilagare della zootecnia ci fu quella, autorevolissima, dell’economista Nicholas Stern. E fu una voce chiara e netta: orientarsi a tutto tondo verso i cibi vegetali, punto e basta. Il Corriere della Sera del 28 ottobre 2009 gli dedicò un articolo ampio e ben fatto, denso di numeri e concreti argomenti. Vale tuttavia una regola: l’informazione spazzatura viene sempre data allo stato puro; quando invece si decide di dare dell’informazione vera ci si sente in obbligo di controbilanciarla con una congrua dose di informazione spazzatura, che pare essere ormai un ingrediente indispensabile dei mass media. Continua a leggere questo articolo »
Segnala questo articolo a un amico
di Gianni Lannes
Il capitano Natale De Grazia aveva individuato la rotta giusta: ben 180 affondamenti sospetti (Adriatico, Ionio e Tirreno). Lo hanno ammazzato gli apparati italici di sicurezza, vale a dire lo Stato che poi gli ha conferito una medaglia d’oro al valore per tentare di smacchiarsi la coscienza. Correva l’anno 1995, per l’esattezza a cavallo fra il 12 e 13 dicembre. L’amico Francesco Neri, magistrato integerrimo e generatore in quel periodo remoto dell’inchiesta sulle navi dei veleni rischia grosso dopo la recente bomba a Reggio Calabria. Lui non ha neppure la scorta. Continua a leggere questo articolo »
Segnala questo articolo a un amico
La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.
Maurizio Pallante