Julio García Camarero

La decrescita non è una scelta

Una riflessione di Julio García Camarero,  scrittore, docente universitario a Valentia, ingegnere ambientale, diventato punto di riferimento intellettuale per la decrescita in Spagna.

Fonti: Rebelión | 02/12/2021 | Ecologia sociale

Traduzione di Marina Pirulli, MDF Roma

 

La decrescita non è una teoria, né una scelta opzionale. Quello che accade è che un fenomeno degradante e suicida della biosfera, generato da una crescita oligarchica dell’1%, ci ha portati a una decrescita infelice del 99%, e lo ha fatto per mezzo di due malattie mentali suicide e pandemiche: l’ossessione per l’accumulo e la mania della dominazione. Queste due malattie stanno depredando e impoverendo tutte le risorse planetarie, dalle energie non rinnovabili (energie fossili, materie prime minerali, ecc.) a quelle rinnovabili (il terreno vivo, brulicante di microfauna e nutrienti naturali), facendole diminuire vertiginosamente.

 

Dunque, la decrescita delle risorse del pianeta è già iniziata: lo dimostrano fenomeni come il picco del petrolio, la desertificazione subsahariana (che sta causando un’intensa migrazione climatica, con le conseguenti stragi sulle barche che attraversano il Mediterraneo), la massiccia salinizzazione dell’acqua dolce nelle calotte polari, l’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria ecc. Tutto ciò porterà a un collasso generalizzato che interesserà tutti i settori: da quello energetico a quello economico, socio-lavorativo, culturale e sanitario, fino alle fonti stesse della nostra sussistenza.

In questa situazione, la decrescita può seguire due direzioni opposte: una decrescita infelice o una decrescita felice.

La decrescita infelice. In questo caso l’élite della crescita oligarchica, rendendosi conto che le risorse planetarie iniziano sempre più a scarseggiare, cercherà di riservare per sé le poche risorse disponibili, e lo farà attraverso strumenti atroci quali la necropolitica e l’ecofascismo, che provocheranno lo sterminio di massa di miliardi di esseri umani in tutto il mondo. Questa è la strada che ha già intrapreso Bolsonaro, con gli incendi appiccati alle dimore naturali degli abitanti indigeni della foresta amazzonica e con il negazionismo nei confronti della pandemia di Covid-19; fra i tanti altri esempi di necropolitica possiamo citare la costruzione del muro di confine tra Messico e Stati Uniti, che condanna alla fame milioni di latinoamericani.

La decrescita felice. Per evitare l’infelice scenario appena descritto, occorre che il 99% di noi si renda conto che l’unica via d’uscita da questo collasso generalizzato che stiamo già iniziando a subire (pandemie e grandi migrazioni, carestie, riscaldamento globale ecc.) consiste nel sostituire la decrescita infelice con una decrescita felice, basata sulla scomparsa della crescita oligarchica attraverso uno sciopero del consumismo – perché la crescita oligarchica autodistruttiva muore se non riesce a vendere le sue merci assurde e inutili (pseudo-bisogni) – nonché su una sana e dignitosa sobrietà globale, sul sostegno reciproco, sull’emancipazione a livello locale e sul ruralismo.

Tuttavia, la decrescita felice non potrà mai realizzarsi finché continua a imperversare la crescita oligarchica depredatrice e sterminatrice. Quindi il primo passo da compiere, come già accennato, è uno sciopero a oltranza del consumismo e del lavoro: soprattutto del consumismo, perché la crescita oligarchica morirà soffocata se non potrà più vendere i suoi inutili pseudo-bisogni che inondano il pianeta di merci effimere (come quelle prodotte mediante l’obsolescenza programmata).

Solo allora, dopo aver smantellato e annientato questo gigantesco meccanismo di crescita oligarchica, potremo dare inizio alla liberazione della decrescita felice.

Testo originale

El decrecimiento no es una elección

Por Julio García Camarero | 12/02/2021 | Ecología social

Fuentes: Rebelión

El decrecimiento no es una teoría, ni una elección posible. Es un fenómeno degradante y suicida de la biosfera, generado por el crecimiento oligárquico, crecimiento del 1% que origina un decrecimiento infeliz sobre el 99%, y lo realiza a partir de dos enfermedades mentales suicidas y pandémicas: la obsesión por la y acumulación y la manía de la hegemonía. Estas dos enfermedades están expoliando y esquilmando todos los recursos planetarios: las energías no renovables (energías fósiles, materias minerales, etc.) y las renovables (el suelo vivo cargado de micro-fauna y nutrientes naturales). Están haciendo decrecer vertiginosamente los recursos del planeta.

En la actualidad ya estamos decreciendo; muestra de ello son: el pico del petróleo, la desertificación subsahariana (que está originando una intensa emigración climática que termina en multitud de muertes en las pateras que atraviesan el Mediterráneo), la salinización masiva del agua dulce de los casquetes polares, contaminación de suelos, agua y aire, etc. Todo esto dará lugar a un multicolapso, que será energético, económico, socio-laboral, cultural, sanitario, de subsistencia, etc.

En esta tesitura, el decrecimiento puede seguir dos rumbos opuestos: un decrecimiento infeliz o un decrecimiento feliz.

El decrecimiento infeliz. Consiste en que la élite del decrecimiento oligárquico al ver y comprender que los recursos planetarios empiezan a ser muy limitados, emprendan, para reservarse para ellos estos escasos recursos, unas acciones atroces como lo son: la necro-política y el eco-fascismo, que serán generadoras de exterminio masivo y global de miles de millones humanos. Esto ya lo está practicando Bolsonaro al incendiar las moradas naturales de los pobladores indígenas de la selva amazónica, y con su negacionismo de la pandemia covid-19. Otra necro-política a destacar, entre otras muchas, puede ser la construcción del muro fronterizo gringo-mexicano que condena a la hambruna a millones de latinoamericanos.

El decrecimiento feliz. Para evitar mencionado decrecimiento infeliz el 99% deberemos lograr percatarnos de que la única salida de este multicolapso, que ya empezamos a padecer (pandemias y grandes migraciones, hambrunas, calentamiento global, etc.), es decantarnos por sustituir este decrecimiento infeliz por un decrecimiento feliz, basado el la desaparición del crecimiento oligárquico mediante huelga de consumismo, pues el suicida crecimiento oligárquico muere si no vende cosas absurdas e inútiles (seudonecesidades); y también basado en la austeridad global digna y saludable, en el apoyo mutuo, en el localismo emancipante y en el ruralismo como base.

Pero este decrecimiento feliz no podrá nunca realizarse mientras persista el crecimiento oligárquico esquilmador y exterminador. Así que lo primero que hay que hacer, según ya se ha insinuado, es una huelga de consumismo y de trabajo indefinida, sobre todo de consumismo, porque el crecimiento oligárquico morirá por asfixia si deja de vender seudonecesidades e inútiles que inundan todo de mercancías efímeras, como lo son las que se obtienen con la obsolescencia programada.

Sólo a partir del desmontaje y aniquilación de esta gigantesca máquina del crecimiento oligárquico podremos comenzar con el liberador decrecimiento feliz.

One thought on “La decrescita non è una scelta – riflessione di Julio García Camarero”

  1. Predicare che la società deve “” …. intraprendere lo sciopero dei consumi ad oltranza per smuovere l’oligarchia del male…..” è bellissima cosa ma perfettamente INUTILE. Ci vogliamo rendere conto o no che la società non vede altro che questa, attuale, modalità di esistenza per cui è IMPOSSIBILE per essa CAPIRE che lo sciopero dei consumi e altre manifestazioni simili devono, per necessità e non per scelta, essere perseguite?? Predicare gratifica i soli signori che predicano per ottenuta visibilità. Non è questo il modo per essere utili alla causa della “decrescita felice”. Tutti questi discorsi, sempre uguali, sono trappole infiorate da belle parole sulle quali non dobbiamo cadere attirati, appunto, dalle “belle parole”. All’interno di MDF non è mai nemmeno minimamente discussa la possibilità di cambiare strategia devo dedurre che, con le nostre parole, non siamo noi che lavoriamo PER il PIANETA FERITO ma è il PIANETA FERITO che lavora per noi in quanto ci mette apposto la coscienza per aver detto qualcosa a sua difesa.

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