Di Bernardo Severgnini

 

In questo video vengono evidenziate le contraddizioni del sistema basato sul PIL e sulla crescita economica. Riprendendo le parole di Bob Kennedy (1968), si elencano una serie di produzioni che fanno aumentare il prodotto interno lordo ma non rappresentano fattori di benessere per la popolazione, anzi spesso rappresentano fattori di malessere.

Ci sono produzioni dannose (armi, sigarette, gioco d’azzardo ecc…), produzioni superflue (l’enorme quantità di prodotti usa e getta e tutto ciò che è legato al consumismo), produzioni che servono solo a rimediare ai danni che il nostro sistema ha generato (come tutte le medicine che combattono i danni dell’inquinamento).

Queste produzioni andrebbero assolutamente evitate, perché la scienza ha già ampiamente dimostrato che l’aumento della produzione è direttamente proporzionale all’aumento del degrado ambientale e dell’esaurimento delle risorse. Se vogliamo evitare che sia compromessa la sopravvivenza dell’umanità e di tutte le specie viventi che abitano questo pianeta, è necessario e inevitabile operare una drastica sforbiciata alla produzione, evitando tutto ciò che è inutile, superfluo e/o dannoso.

Il problema è che, in un sistema basato sul PIL, come è quello delle economie liberali da molti decenni a questa parte, ridurre la produzione significa generare due gravi effetti negativi: da una parte l’aumento della disoccupazione, dall’altra un minore introito per le casse dello Stato, che si alimentano soprattutto attraverso la tassazione del lavoro e dell’impresa. Meno soldi nelle casse dello Stato significa meno soldi a disposizione per la spesa pubblica e per il welfare.

Siamo dunque di fronte a questo paradosso: se vogliamo mantenere i servizi sociali (sanità, istruzione, opere pubbliche, giustizia, previdenza sociale ecc…) siamo condannati a produrre sempre di più e quindi a danneggiare sempre di più il nostro ambiente e a compromettere il futuro delle prossime generazioni. Non si può salvare capra e cavoli: l’illusione di una fantomatica “crescita verde” è smentita senza appello dai migliori studi indipendenti che la ricerca internazionale ha prodotto negli ultimi decenni.

La soluzione per uscire da questo corto circuito è abbandonare la logica del PIL: smettere di basare la finanza pubblica sulla crescita del prodotto interno lordo e cominciare a produrre solo il necessario. Risolvere il problema della disoccupazione lavorando meno e lavorando tutti, e puntare su beni e servizi pubblici, condivisi e condivisibili, che aumentino il benessere collettivo senza generare gli effetti collaterali che questo sistema comporta. Cambiare paradigma, cambiare la concezione di benessere e ricchezza, cambiare le modalità di organizzazione economica e di interazione sociale. In due parole: decrescita felice.

One thought on “La trappola della crescita”

  1. Ormai nelle parti ricche del mondo i consumi servono a soddisfare l’anima.
    Se non si trova un nuovo cibo per l’anima non ci sono possibilità di uscire nella situazione in cui ci troviamo…ma ho l’impressione che da una parte l’esaurimento delle risorse facilmente estraibile e a buon mercato e dall’altra i futuri disastri climatico/ambientali che mandano sempre più avvisaglie…ci costringeranno a trovare le necessarie soluzioni!!

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