Il governo della Nuova Zelanda, guidato dall’ottobre scorso dalla premier laburista Jacinda Ardern, ha deciso di vietare ogni nuova attività di prospezione offshore per gli idrocarburi. Lo rende noto Greenpeace, secondo cui “si tratta di una vittoria storica per la protezione dei mari e del clima, che arriva dopo sette anni di crescente opposizione dell’opinione pubblica”.

“Dopo Belize, Costa Rica e Francia, la Nuova Zelanda è il quarto Paese a muoversi in tal senso – scrive la ong in un comunicato – Vietando le prospezioni per gas e petrolio, la coalizione di governo da poco eletta in Nuova Zelanda ha messo efficacemente al riparo dai rischi di nuove esplorazioni quella che è per estensione la quarta Zona Economica Esclusiva (ZEE) del Pianeta, con una superficie di oltre quattro milioni di chilometri quadrati di ma.
Negli scorsi anni, alcune delle maggiori compagnie petrolifere mondiali – come Shell, Chevron, Petrobras, Statoil – hanno richiesto permessi di ricerca per idrocarburi nell’offshore neozelandese. Le compagnie petrolifere hanno incontrato una forte resistenza da parte dei cittadini, delle comunità indigene e delle associazioni ambientaliste. Negli ultimi sette anni, centinaia di migliaia di persone hanno marciato, inviato petizioni e partecipato ad azioni di protesta per fermare le esplorazioni petrolifere. Il bando attuale riguarda solo le nuove concessioni, non quelle già assegnate.
“In Italia, come in Nuova Zelanda, mettere a rischio le risorse del mare, già minacciate da inquinamento e pesca distruttiva, per aumentare la dipendenza dagli idrocarburi, è una follia – afferma Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne di Greenpeace Italia – In Nuova Zelanda se ne sono accorti. In Italia, il governo ha invece predisposto una Strategia Energetica Nazionale vaghissima sulle rinnovabili, ma concretamente indirizzata alla promozione del gas”.

Fonte: TerraNuova.it

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