Hanno attraversato secoli di storia, hanno sfamato generazioni di popoli del Mediterraneo.  Nella Costituzione degli Ateniesi, si prevedeva addirittura la pena di morte per chi abbatteva un ulivo:

“Se qualcuno avrà sradicato o avrà abbattuto un ulivo, sia di proprietà dello Stato sia di proprietà privata, sarà giudicato dal tribunale e se sarà riconosciuto colpevole verrà punito con la pena della morte”.

Ma oggi per la pianta sacra per eccellenza, ricca di simbologia e misticismo, i tempi sono cambiati: in Puglia chi non abbatte gli ulivi rischia multe salate, attacchi e ritorsioni. Per quale ragione sta succedendo tutto questo? Come possiamo salvare questi monumenti della natura? Cosa rischiamo perdendoli?

XYLELLA FAVOLOSA, IL DOCUMENTARIO

Per rispondere a queste domande Elena Tioli, da anni impegnata sul tema Xylella, Francesca Della Giovampaola (giornalista e ideatrice del Bosco di Ogigia), Filippo Bellantoni (giornalista e regista) e Simone Cannone (videomaker) si sono messi in cammino: da Bari a Brindisi, fino a Lecce, e poi ancora Roma, Pisa, Venezia… per intervistare i maggiori esperti nazionali e internazionali impegnati sulla questione Xylella. Fino in Spagna, modello agricolo di riferimento per il futuro della nostra olivicoltura. Un viaggio per indagare il tema Xylella nella sua complessità cercando di approfondire ogni suo aspetto: agricolo, economico, ambientale e sociale. Il risultato sarà un documentario per far luce su ciò che è successo e sta accadendo agli ulivi, alla terra e ai cittadini pugliesi con l’avvento della Xylella.

L’AVVENTO DI XYLELLA

È l’ottobre del 2013 quando per la prima volta si sente parlare di Xylella in Salento. La Xylella è un batterio da quarantena che prolifera nei vasi xilematici delle piante, producendo ammassi gelatinosi che ne causano l’occlusione. Come molti patogeni provoca sintomi di avvizzimento e bruscatura delle foglie su molte specie ospiti (ulivo ma anche vite, agrumi, mandorlo, pero, pesco, ecc.). Il tipo di Xylella trovato in questa zona è detto “pauca”, nome che contraddistingue una specie poco virulenta. Malgrado ciò, in Salento, da anni, sempre più ulivi soffrono di importanti forme di disseccamento. Lo scenario che si presenta a tratti è allarmante e sconfortante: quello che fino a qualche anno fa era definito il terzo mare, dal verde intenso delle chiome degli ulivi che attraversavano la pianura dallo Ionio all’Adriatico, oggi sembra vivere in un perenne autunno. Mediaticamente e politicamente si attribuisce la causa della sofferenza degli ulivi a questo batterio. Da subito vengono imposte misure drastiche che prevedono l’abbattimento di migliaia di alberi. Tutta la provincia di Lecce viene infatti dichiarata immediatamente infetta, senza che sia stato fatto alcun test di patogenicità in campo, né alcun monitoraggio esteso.

Il primo (e unico) studio revisionato che dimostrerebbe la correlazione Xylella-disseccamento è stato infatti pubblicato solo nel 2017 e si tratta di uno studio effettuato su poche decine di ulivi (un numero di campioni non statisticamente consistente), non più vecchi di un anno di età e inoculati in laboratorio. Malgrado la fragilità degli esemplari trattati, solo poco più della metà a cui è stato iniettato il batterio ha sviluppato sintomi tipici del disseccamento (Laura Margottini, Il Fatto Quotidiano, 2017).

“Abbattere ulivi secolari è una decisione straordinaria che dovrebbe essere presa solo alla luce di evidenze scientifiche indiscutibili. Non è questo il caso della vicenda ulivi in Puglia. I dati che abbiamo, infatti, alla luce degli scientificamente imprescindibili ‘postulati di Koch’, non consentono di affermare con ragionevole certezza che il responsabile della malattia sia il batterio Xylella fastidiosa”.

Affermava Francesco Sylos Labini, sulle pagine di MicroMega già nel 2016, senza avere alcuna risposta. Sono passati altri 3 anni e ancora oggi i conti non tornano.

COSA CI DICONO I NUMERI

“È dal 2013 che non si tiene conto dei dati. Da quando, senza alcuna evidenza scientifica, la Regione Puglia con la delibera del 29 ottobre 2013, n. 29 dichiara l’emergenza Xylella”.

A parlare è Margherita Ciervo, docente di geografia economico-politica all’Università di Foggia. A novembre 2014, dopo che la Regione aveva comunicato che si era arrivati al 100% degli ulivi contagiati e a tutta la provincia di Lecce infetta, gli ispettori dell’Unione europea in visita a Lecce verbalizzano che su 13.250 alberi analizzati i positivi sono 242, l’1,8% del campione. Passa un anno e poco cambia. A marzo 2015 l’allora Commissario Silletti dichiarava 1.000.000 di alberi infetti nella sola provincia di Lecce fornendo, da quanto risulta dalla stampa, tali cifre alla Prefettura mentre i dati del Ministero a giugno 2015 dichiaravano che le piante risultate positive al batterio erano 612 su 26.755 campionamenti effettuati sia nella provincia di Lecce sia nel Comune di Oria. Anche la Regione Puglia in un comunicato ufficiale, ha fatto sapere che “non esiste alcun boom di casi Xylella” in quanto su 325 mila campioni analizzati solo 3.000 sono risultati positivi al batterio: l’1% appunto.

Malgrado ciò associazioni di categoria, diversi politici, giornali locali e nazionali, continuano a dire che sono infette milioni di piante (1.000.000 nel 2015, 10.000.000 nel 2018, fino a 22 milioni di piante di olivo negli scorsi giorni). Cifre che non trovano alcun riscontro con la realtà dei fatti anche perché, per poter asserire un’infezione di tale portata, bisognerebbe aver fatto, per legge, milioni di campionamenti ma così non è. Le analisi in campo ad oggi sono state fatte su poco più di 500mila piante di cui neanche il 2% è risultato infetto[1].

Oltretutto, i dati ufficiali dimostrano chiaramente che vi sono piante disseccate che non sono risultate positive a Xylella e piante in perfetto stato di salute che risultano infette anche da diversi anni. Ma tant’è. La legislazione emanata finora in merito alla faccenda Xylella[3] di tutto questo non tiene assolutamente conto. 

“Si continua a parlare di Xylella, quale causa dei disseccamenti degli ulivi, mentre i dati della Commissione Europea confermano che su 1757 campioni di rametti e foglie disseccate solo su 21 si è ritrovata la Xylella fastidiosa, segno che le cause dei disseccamenti sono ben altre e la presenza di Xylella è, semmai, solo una accidentale e secondaria conseguenza ubiquitaria, oltretutto non patologica”. Giuseppe Altieri, agroecologo.

ERADICAZIONI E IRRORAZIONI

Per contrastare il batterio sono approvate da subito drastiche misure di emergenza: abbattimenti degli ulivi e ampio intervento con pesticidi per il controllo dei vettori (ossia quegli insetti responsabili della propagazione del batterio). In pratica si tratta di abbattere oltre 3 ettari di uliveto per ogni pianta colpita, a prescindere dal contagio e di irrorare gran parte della Puglia con prodotti fitosanitari. Senza alcuna prova scientifica che dimostri l’efficacia di queste pratiche.

I tentativi di sradicare Xylella, infatti, sono stati fatti in tutto il mondo (Brasile, Taiwan, California) senza alcun risultato incoraggiante. Illustri ricercatori di fama mondiale, come ad esempio il prof. Purcell, riconosciuta autorità scientifica sulla Xylella, in una esternazione mediatica ha dichiarato:

“Ancorché non sia possibile prevedere dove e come la Xylella si diffonderà è però un fatto che quando il batterio penetra in un territorio e vi si insedia, la sua eradicazione non è più possibile”. E ancora: “Non fate il nostro errore: contro la Xylella gli abbattimenti non servono a nulla. Occorre contenere il batterio e lavorare sul rafforzamento delle piante” (Bruxelles, 2015).

Anche Efsa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha sempre sostenuto che:

“Non è nota alcuna strategia precedente che abbia avuto successo nell’eradicazione di Xylella fastidiosa, una volta insediatasi all’aperto” (2013, 2015).

E a detta di diversi scienziati Xylella, in Puglia, è insediata ormai da molto prima del 2013 (Saponari, Scortichini, Stafani, Xyloiannis etc.). Ma nonostante questo, nonostante le dichiarazioni dell’Efsa, l’assenza di precedenti esperienze di successo[2] o di studi che dimostrino l’efficacia delle eradicazioni e sebbene diversi scienziati, anche in sede parlamentare (Nuti, Xiloyannis, Giovannetti, D’Amico), abbiano dichiarato che la convivenza con il batterio rappresenti l’unica strada accettabile, da ormai sei anni questo è il piano messo in pratica da amministrazioni locali e governi nazionali. Con tutto ciò che ne consegue.

QUALI CONSEGUENZE?

“La vicenda xylella in Puglia è uno dei tipici esempi di come possano essere prese decisioni ad elevatissimo rischio ambientale e sanitario, senza tenere in alcun conto le evidenze scientifiche disponibili e le conseguenze delle proprie scelte”. Agostino Di Ciaula, Medico, Segretario Scientifico e Presidente del Comitato Scientifico di ISDE (International Society of Doctors for Environment).

Con il pretesto dell’emergenza Xylella si stanno imponendo:

  • irrorazioni di migliaia di tonnellate di pesticidi, in particolare neonicotinoidi e piretroidi, alcuni dei quali messi al bando dall’UE perché estremamente tossici per persone e animali, in particolare per gli insetti impollinatori  in aree urbane e rurali;
  • utilizzo di fitofarmaci anche in aziende biologiche (decretandone di fatto la riconversione delle stesse al convenzionale);
  • eradicazione di piante secolari e monumentali, anche in violazione ai vincoli idrogeologici (esponendo così i cittadini a rischi altissimi) e paesaggistici (inficiando pesantemente sul settore turistico e sull’economia locale);
  • reimpianti di cultivar brevettate (FS-17) e autosterili (Leccino), idonee a un modello agricolo intensivo e super intensivo, che richiederà ampio uso di mezzi meccanici, fitofarmaci e input idrici, per produrre un olio competitivo sul mercato internazionale (a basso prezzo e bassa qualità), che di fatto soppianterà una produzione fondata su piccole imprese e aziende familiari a favore di grandi latifondi e dalla GDO. Con tutto ciò che ne consegue per le falde acquifere già contaminate e un suolo ormai irrimediabilmente compromesso.

L’IMPORTANZA DEL SUOLO

“In Salento la sostanza organica presente nel terreno è al di sotto dell’1%. I suoli desertici hanno una sostanza organica che varia da 0 a l’1%. Questo significa che la terra qui è in condizioni tali da rendere inospitale la vita. Come nel deserto. Tant’è che persino una pianta millenaria come l’olivo che ha resistito per secoli e millenni a diverse condizioni ambientali anche estreme, ora non ce la fa più. Non ha più la capacità di difendersi. Capite bene che con questi presupposti qualsiasi essere sarebbe esposto a ogni genere di agente patogeno. Anche a quei patogeni fino ad oggi innocui”.

A spiegarlo è Margherita D’Amico, laureata in Scienze Biologiche, con titolo di Dottore di Ricerca in “Patologia vegetale”  (e un’importante attività di ricerca documentata da oltre 30 lavori scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali). Ma come si è giunti a una simile devastazione? I dati Istat sulla distribuzione in Puglia di pesticidi (in particolare il glifosate) analizzati e discussi dalla Professoressa Margherita Ciervo e pubblicati sulla rivista scientifica Belgeo, dimostrano che dal 2003 al 2010, c’è stata una anomala distribuzione di erbicidi nelle province di Brindisi e Lecce, anomala perché ai primi posti in Puglia e, dunque, superiore anche rispetto agli erbicidi distribuiti nelle provincia di Bari e di Foggia che hanno una superficie agraria di gran lunga superiore a quella di Lecce e Brindisi. In particolare nel 2007 nella provincia di Lecce mediamente sono stati distribuiti 5.4 kg/ha di erbicidi. Questo erbicida non è selettivo e cioè è in grado di disseccare qualunque pianta anche l’olivo e altre piante arboree. A tal proposito, come risulta dal rapporto stenografico dell’audizione di martedì 09 ottobre 2018, ma che non appare nella documentazione conclusiva, il prof. Nuti (già ordinario di Microbiologia agraria nelle Università di Padova e Pisa, oggi professore emerito dell’Università di Pisa e affiliato alla Scuola Sant’Anna di Pisa) ha dichiarato:

“A me sembra che qui l’imputato mal si identifichi con Xylella. Qui l’imputato è una cosa forse un po’ più grande di Xylella. È il sistema di gestione agronomica, che implica che rivediamo alcuni parametri, ma li rivediamo davvero. Sono andato in visita nel sud, verso il leccese: avete presente dove crescono gli olivi? Avete presente che cosa c’è tra olivo e olivo? C’è da spaventarsi. Non c’è niente. Certo, l’uso di glifosato garantisce tante cose, su questo non c’è dubbio, ma pongo la domanda: è quello il sistema di gestione agronomica o forse dovremmo ripensarlo? Come olivicoltore, quando ho perso, nella gelata del 1986, 2.500 olivi, non sono andato lì con il glifosato per cercare di fare uno spicinio (scempio); ho dato più sostanza organica, non meno”.

Nonostante la copiosa letteratura scientifica che indica chiaramente il legame fra povertà dei suoli trattati con prodotti chimici e la maggiore vulnerabilità delle piante ai patogeni e alle malattie[4], il probabile nesso tra il disseccamento degli ulivi, l’uso spropositato di erbicidi e la diffusione del batterio non è considerato da chi deve legiferare in merito.

QUALE FUTURO PER L’OLIVICOLTURA PUGLIESE?

“Per il momento l’impressione è che con la scusa del presunto morbo si vogliano controllare i semi, la terra e l’acqua”.  Alberto Lucarelli, prof. di Diritto Costituzionale Università di Napoli Federico II

Una pioggia di finanziamenti pubblici è stata promessa a chi si libera degli ulivi tradizionali e pianta nuove cultivar. Quelle imposte si chiamano Leccino e FS17 (Favolosa) perché, si legge in un documento ufficiale dell’Osservatorio fitosanitario[5], resistenti a Xylella fastidiosa. In particolare la Favolosa, una varietà brevettata: veloce nel fruttificare, idonea a impianti ad alta densità e alla raccolta meccanizzata[6]. Perfetta, a parole. Perché nella pratica lo stesso Osservatorio ci tiene a precisare che su queste cultivar “non si hanno ancora a disposizione dati riferiti al lungo periodo, sia in tenuta della resistenza nel tempo che in termini di produttività”. Come a dire: piantatele, ma sappiate che non vi sono prove che ne attestino l’effettiva resistenza. Insomma, ben poche certezze a fronte di tante evidenti criticità. Gli impianti intensivi, infatti, non sono solo più costosi dei tradizionali, ma anche più vulnerabili, più suscettibili a freddo, vento e siccità, richiedono più input chimici, investimenti in macchinari e, soprattutto, hanno molto bisogno di acqua: una risorsa tanto preziosa quanto carente nella regione in cui questo modello si vorrebbe imporre[7]. Specialmente in Salento, una zona caratterizzata da un clima semi-arido, con scarse precipitazioni e una ridotta disponibilità idrica, in cui le falde sono compromesse, i suoli inquinati e privi di sostanza organica. Una terra già ora a rischio desertificazione che, con un’agricoltura intensiva, sarebbe definitivamente distrutta.

IL MODELLO SPAGNOLO

Quello che si sta imponendo alla Puglia, a suon di multe per chi non abbatte gli ulivi secolari e attraverso l’imposizione di reimpianti di nuove cultivar brevettate o autosterili, non è altro che la realizzazione di un’agricoltura industriale e intensivo che in Spagna ha già mostrato i suoi amari frutti: perdita di qualità dei prodotti, aumento dell’uso di pesticidi, incapacità dei piccoli produttori di pagare input chimici, idrici, royalties e macchinari sempre più cari, accaparramento delle terre nelle mani di pochi, perdita di tantissimi posti di lavoro, abbandono delle campagne e di interi paesi, desertificazione dei suoli e prosciugamento delle falde acquifere. Non dimentichiamo infatti che gli olivi secolari pugliesi non sono solo fonte di guadagno per tanti piccoli produttori, di autosufficienza per milioni di famiglie e un valore paesaggistico inestimabile per il turismo e per gli abitanti di quella Regione. Questi alberi sono anche presidi contro desertificazione, siccità e dissesto idrogeologico. Indispensabili riserve idriche in una terra in cui già oggi l’acqua scarseggia.

“Il caso xylella è paradigmatico del percorso dell’agricoltura nei nostri tempi. Distruzione dei piccoli contadini a favore della chimica delle grandi multinazionali. Una nuova forma di land grabbing”. Alberto Lucarelli, prof. di Diritto Costituzionale Università di Napoli Federico II

DECRETO EMERGENZE

Con il Decreto Emergenze ciò che sta accadendo in Puglia diverrà la prassi in tutto il nostro Paese. Questo decreto prevede infatti che, in presenza di un’emergenza fitosanitaria, si possa agire in deroga a ogni disposizione vigente: principi costituzionali, leggi nazionali e regionali, nonché direttive comunitarie come la VAS, la Valutazione Ambientale Strategica che prevede l’esame degli effetti di determinati piani sull’ambiente al fine di contribuire all’attuazione di strategie comunitarie per lo sviluppo sostenibile. D’ora in poi ogni fitopatia potrà essere utilizzata come pretesto per raggirare norme a tutela della salute delle persone, dell’ambiente e del paesaggio, della proprietà privata e delle libertà personali. Si sancisce così la supremazia dell’interesse economico di pochi sulla sicurezza di tutti, sui diritti individuali e sul bene comune. Nel medesimo decreto si abrogano inoltre tutte le leggi a tutela degli alberi monumentali[8] e si dà il via libera alla riconversione agricola pugliese destinando ad essa oltre 300milioni di finanziamenti pubblici. E tutto ciò malgrado le strade per salvare quegli ulivi e quella terra ci siano e siano ampiamente dimostrate.

“Un governo che non si dia cura della protezione delle acque e che anzi distrugge gli uliveti famosi delle Puglie agisce contro gli interessi degli italiani perseguendo le finalità del pensiero neoliberista che vuole la distruzione dei popoli e delle nazioni. La Costituzione è violata in pieno e innanzitutto è violata la sovranità del popolo italiano affermata nell’articolo 1″. Prof. Paolo Maddalena, Presidente Emerito della Corte Costituzionale.

LA SCIENZA INASCOLTATA

La Regione Puglia nel 2016 ha finanziato bandi per progetti indirizzati alla sperimentazione e ricerca di cure per il disseccamento dell’olivo nel Salento. Per dichiarazione di diversi responsabili scientifici, le sperimentazioni dimostrano già ampiamente che è possibile convivere con Xylella, contrastare e curare il disseccamento attraverso pratiche agroecologiche e riportare le piante di olivo a produrre, attraverso misure di controllo biologico dei patogeni fungini e apporto di sostanza organica nei terreni. Le stesse dimostrano quanto sia cruciale il ruolo del suolo in tutta questa vicenda. Suoli impoveriti, abuso di pesticidi e inquinamento hanno contribuito in questi anni ad alimentare il complesso del disseccamento rapido dell’olivo, di cui Xylella rappresenta solo la più nota manifestazione[9].

Tra queste quella del Prof. Xiloyannis, Docente di Fisiologia delle specie da frutto, frutticoltura generale e tecniche vivaistiche presso l’Università della Basilicata, responsabile scientifico del progetto Tecniche di Gestione Sostenibile dell’Oliveto (Ge.S.Oliv.); della Dott.ssa D’Amico, biologa e patologa vegetale, responsabile scientifica del Progetto Sistemi di lotta ecocompatibili contro il CoDiRO (SILECC); del Dott. Giovannetti, microbiologo e direttore del Centro colture sperimentali Aosta (CCS), responsabile scientifico del progetto Bio Contrasto Codiro (BiCC) e del prof.re Marco Scortichini, batteriologo fitopatologo del Crea, che nel 2018 ha pubblicato, dopo una regolare peer-review che ne certifica la rispondenza ai criteri di scientificità e riproducibilità, i risultati di una ricerca che dimostra come l’applicazione sistematica di un composto contente rame e zinco – compatibile con l’agricoltura biologica – alle fronde di ulivi infetti da Xylella risolve la gravità dei sintomi (il disseccamento) riportando gli ulivi a vegetare e riduce in maniera statisticamente rilevante la carica batterica (la densità di cellule di Xylella) nelle foglie degli alberi trattati, Scortichini, così come i suoi colleghi sopracitati, ha anche ribadito che

l’unica cosa da fare quando un batterio si è diffuso, è quella di trovare il modo di conviverci e rafforzare le difese naturali degli alberi così che siano meno vulnerabili[10].

La Xylella in quest’ottica non è che un sintomo, il segnale che qualcosa non funziona e che è tempo di cambiare strada. Come ha sostenuto anche Vandana Shiva che da subito ha deciso di abbracciare il progetto di questo documentario.

“Ogni parassita, ogni attacco batterico, ogni attacco fungino è il sintomo di un’agricoltura avvelenata. Non è un problema degli alberi, perché se gli alberi di ulivo sono stati bene per secoli, di sicuro non sono loro a sbagliare, ma è il sistema agricolo. Invece di tagliare gli alberi, tagliamo il cartello dei veleni. Tagliando gli alberi di ulivo, tagliamo anche la cultura che per me significa solo una cosa: pace. Dobbiamo fare pace con la terra, e l’ulivo è il simbolo di questo. L’industria chimica ci ruba la vita, la biodiversità, la salute, ci ruba anche la democrazia perché nessuno ci ha chiesto se vogliamo tagliare gli alberi di ulivo. E cosa più importante: ci ruba il futuro. Credo che i pugliesi debbano fare quello che hanno fatto le donne di Chipko per proteggere le loro foreste dell’Himalaya. Lancio loro un appello: resistete e abbracciate gli ulivi”.

RESISTENZA CIVILE

 “Per fortuna ci sono anche tanti cittadini, tante associazioni di volontariato, che presidiano il territorio, lo difendono, informano, confliggono con i poteri forti, pagandone le conseguenze in termini economici quando non in termini di minacce fisiche o psicologiche”. III Rapporto Agromafie sui crimini agroalimentari in Italia Lo strano caso della Xylella fastidiosa, 2015.

In Puglia la situazione è incandescente. Da una parte chi smania per ottenere finanziamenti pubblici per i reimpianti, dall’altra chi lotta per la tutela degli ulivi autoctoni, da un lato chi non vede l’ora di liberarsene (magari per costruire l’agognato resort, il campo da golf, la serra, la bretella o l’hotel), dall’altro chi cerca di sensibilizzare la cittadinanza sui rischi che si sta correndo. Da una parte olivicoltori senza più ulivi, dall’altra olivicoltori che temono di perdere il proprio patrimonio olivicolo. In mezzo tanta confusione e una terra che rischia di essere deturpata irrimediabilmente. Chi la difende da anni subisce attacchi, minacce e intimidazioni. Non ultimo l’incendio provocato nei campi di Francesco Mastroleo, coraggioso agricoltore che da tempo denuncia cosa si nasconde dietro l’affaire Xylella. Negli oliveti di Francesco non si usano pesticidi e diserbanti e le olive sono spesso più abbondanti e sane che nei campi della stessa zona, dove invece l’utilizzo dei “fitofarmaci” abbonda. La sua testimonianza è scomoda anche perché è uno dei pochi agricoltori ad aver piantato Favolosa già 15 anni fa e oggi è l’unico che ne può mostrare, prove alla mano, l’inutilità:

“Una pianta poco produttiva ed estremamente fragile, che richiede tantissimi input chimici ed idrici e che alla fine non ci da che un olio di bassissima qualità”.

Parole che a quanto pare hanno trovato il disappunto di più di qualcuno. Probabilmente a causa delle sue battaglie gli hanno dato fuoco al campo. 4 ettari. In pieno giorno. Con lui presente. Per fortuna (paradossalmente). Perché se non fosse stato presente la perdita sarebbe stata enorme. Invece grazie al suo intervento e grazie all’erba verde (sì proprio a quell’erbaccia che tanti schifano) il danno è stato “contenuto”. Su 400 ulivi ne sono morti 5. Uno aveva circa 500 anni. E questo non è uno dei tanti esempi di intimidazioni a cui è sottoposto chi cerca di opporsi alla faccenda Xylella.

“Mi viene da piangere, non piango mai ma mi viene da piangere. Uccidere un olivo e quasi peggio che uccidere un uomo, un uomo si può difendere ma un olivo no, una pianta no. Penso all’olivo che nostra madre ha voluto piantare in Via D’Amelio, nella buca scavata dall’esplosione, questi olivi bruciati erano suoi fratelli, gli olivi sono simboli di speranza. Cercano di uccidere la speranza ma non ci riusciranno, la speranza non morirà mai, come non potrà mai morire l’amore. Non riusciranno mai ad inventare una bomba che uccida l’amore”. (Salvatore Borsellino, 17 giugno 2019 a commento del video)

PERCHÉ MDF SOSTIENE IL DOCUMENTARIO

Come MDF abbiamo sempre sostenuto che la felicità, il benessere, la qualità della vita non hanno alcuna relazione diretta con la ricchezza materiale, con la crescita e la competitività. Essere consapevoli di questo e agire di conseguenza, significa ricercare il proprio bene nel bene comune e la propria gioia nel bello e nel buono accessibile a tutti, nel rispetto per sé stessi e per il mondo che ci ospita. E’ in difesa di questi principi e di questi obiettivi che vogliamo dare una mano alla Puglia e alla realizzazione di un documentario che vuole far luce su uno scempio che si sta perpetuando ai danni delle persone, dell’ambiente e del benessere condiviso.

La gestione della questione Xylella rappresenta l’ennesimo esempio di asservimento degli interessi del pubblico a quello dei grandi poteri corporativi, delle lobby e del mercato. A rimetterci saranno ancora una volta i cittadini e il nostro Pianeta.

I recenti appelli delle Nazioni Unite e della Fao, gli allarmi dello Iarc (WHO) e le richieste della popolazione per un’agricoltura e un’alimentazione libera da veleni lasciano sempre meno spazio ai dubbi: ciò che occorre è una transizione verso modelli produttivi rispettosi dell’ambiente e di ogni essere vivente, in quanto l’agricoltura, così come la gestione delle fitopatie, sono ormai inscindibili da considerazioni di tipo sociale, ambientale, climatico, alimentare, sanitario, paesaggistico ed economico. Ci si riferisce, come abbiamo visto, all’inquinamento e al depauperamento delle matrici vitali (suolo, acqua e biodiversità), all’alterazione degli ecosistemi, all’impatto che certi modelli agricoli hanno sul clima (attraverso, per esempio, le emissioni di CO2); alle conseguenze sulla salute, con riguardo all’aumento delle patologie legate agli effetti tossici e nocivi derivanti dall’utilizzo su vasta scala dei prodotti fitosanitari. Ma anche alle conseguenze economiche e sociali di certe scelte, anche nel lungo termine.

Per tutti questi motivi abbiamo deciso di sostenere il documentario “Xylella favolosa: oltre il batterio” e di contribuire a una corretta informazione su un tema quanto mai ostico e importante, non solo per la Puglia ma per tutti noi e il nostro futuro.

Per chi volesse sostenere il documentario può farlo attraverso questo link.

 


Note:

[1] Convegno Il ruolo della Regione Puglia nella Gestione di Xylella Fastidiosa: obiettivi, metodi e strategie promosso e organizzato dalla Regione Puglia – Assessorato Agricoltura e Risorse Agroalimentari, mercoledì 13 Giugno 2018, Campus Ecotekne di Lecce

[2] Efsa, Statement of EFSA on host plants, entry and spread pathways and risk reduction options for Xylella fastidiosa,2013; Efsa, Scientific Opinion on the risks to plant health posed by Xylella fastidiosa in the EU territory, with the identification and evaluation of risk reduction options, 2015

[3] Delibera della Giunta regionale n. 2023, Misure di emergenza per la prevenzione, il contenimento e la eradicazione del batterio da quarantena Xylella fastidiosa as- sociato al “Complesso del disseccamento rapido dell’Olivo”, 29 ottobre 2013; Determina dirigenziale n. 157, 18 aprile 2014 (BURP 59/2014); Decreto del M.I.P.A.A.F., Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di Xylella fastidiosa nel territorio della Repubblica italiana, pubblicato sulla G.U. del 6 aprile 2018

[4] Altman e Campbell, 1977; Mekwatanakarn e Sivasithamparam, 1987; Drinkwater e altri, 1995

[5] Determinazione del dirigente sezione Osservatorio Fitosanitario 13 luglio 2018, n. 591. Disposizioni per la movimentazione di piante di olivo delle varietà “Leccino” e “FS17” nelle zone delimitate per l’organismo nocivo Xylella fastidiosa nel territorio della regione Puglia e modifica della D.D.S. dell’Osservatorio Fitosanitario del 17 maggio 2018 n. 275.

[6] Daniela Pastore, La Favolosa in capo per fermare la Xylella, Gazzetta del mezzogiorno, 20 marzo 2017

[7] Margherita Ciervo, Elementi di conoscenza e valutazione sulle misure di contenimento e di eradicazione della xylella fastidiosa in Puglia, 2017

[8] Dll n. 475 del 27 Luglio 1945; Legge n. 144 del 14 Febbraio 1951; legge Regionale n. 14 del 04 Giugno 2007

[9] Glyphosate interactions with physiology, nutrition, and diseases of plants, numero monotematico della Rivista Scientifica “European Journal of Agronomy”; con riferimento anche alla Xf e gli alberi di limone, “Glyphosate effects on diseases of plants” , nella quale emerge la relazione fra le malattie delle piante, la diffusione del batterio e l’utilizzo di erbicidi; con riferimento specificatamente agli olivi della California, Krugner afferma che la Xf non causa il disseccamento ma che gli olivi possono contribuire all’epidemiologia delle malattie causate da Xf. Gli olivi possono fungere da ospite alternativo, sebbene sub ottimale, di Xf e possono costituire anche un rifugio per i vettori che evadono dalle aree intensive ampiamente trattate con insetticidi

[10] https://www.theguardian.com/world/2018/jul/22/italy-farmers-olive-trees-xylella-blight-cow-dung-puglia

Qui potete trovare il documento completo sulle problematiche inerenti la gestione Xylella a cura di Agostino Di Ciaula, Comitato Scientifico ISDE Italia

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