La felicità, il benessere, la qualità della vita non hanno alcuna relazione diretta con la ricchezza materiale. Essere consapevoli di questo e agire di conseguenza, ricercando il proprio bene nel bene comune e la propria gioia nella gioia condivisa, nel bello e nel buono accessibile a tutti, nel rispetto per sé stessi e per il mondo che ci ospita, significa abbracciare la Decrescita Felice.

Ogni giorno in rassegna stampa ci sono tantissimi articoli in cui è citata la Decrescita Felice in modo tendenzioso, inesatto e approssimativo. Ma cos’è davvero la Decrescita Felice? Chi sono le persone che ne fanno parte e cosa vogliono? di questo poco si parla. Ve lo proviamo a spiegare qui!

La struttura…

Il Movimento per la Decrescita Felice è un’associazione nazionale, di sensibilizzazione pubblica per favorire il ben-essere della cittadinanza, ciò che è a basso impatto ambientale, che non crea sfruttamento sugli esseri viventi e che permette un’equa distribuzione del denaro, come i lavori utili, tecnologie pulite per ridurre gli sprechi di risorse, piccole e medie aziende etiche, e tanto altro.

MDF è stato fondato nel 2007 da Maurizio Pallante, saggista ed esperto di riduzioni degli spechi, ed è oggi presieduta da due presidenti: Lucia Cuffaro di Roma e Michel Cardito di Brescia.
Consta di 20 Circoli territoriali che operano localmente su base volontaria con l’intento di avvicinare le persone alle idee e pratiche della decrescita attraverso formazione interna ed eventi di sensibilizzazione (seminari, laboratori presentazione libri, eco-feste, convegni, collaborazioni con altre realtà).
Il movimento ha una casa editrice (Edizioni della decrescita felice) e ha costituito l’Università del saper fare per valorizzare il recupero delle conoscenze e delle pratiche necessarie all’autoproduzione di beni. Ha avviato una mappatura di esercizi commerciali, in particolare nel settore alimentare, della ristorazione e dell’ospitalità, nel progetto denominato “I locali della decrescita felice”. Organizza confronti con aziende e professionisti che producono, commercializzano e installano tecnologie che aumentano l’efficienza nell’uso delle risorse, riducono l’impatto ambientale e recuperano i materiali contenuti negli oggetti dismessi, con l’obiettivo di promuovere un’economia parallela in grado di creare occupazione in attività che riducono l’impronta ecologica.
L’idea…
La decrescita non è la riduzione quantitativa del prodotto interno lordo. Non è sinonimo di recessione. E non si identifica nemmeno con la riduzione volontaria dei consumi per ragioni etiche, con la rinuncia, perché la rinuncia implica una valutazione positiva di ciò a cui si rinuncia. La decrescita è il rifiuto razionale di ciò che non serve. Non dice: «ne faccio a meno perché è giusto così». Dice: «non so cosa farmene e non voglio spendere una parte della mia vita a lavorare per guadagnare il denaro necessario a comprarlo». 
A differenza di molte teorie economiche e filosofiche di critica sociale la Decrescita Felice propone dei mezzi immediati, concreti e diretti. Un elemento stimolatore in grado di diffondere non solo un pensiero, ma soprattutto metterlo in pratica fornendo la possibilità a chi vi si riconosce di incontrarsi nei Circoli, di discuterne e di applicarlo assieme.

Ciò che ci contraddistingue è proprio questo approccio “pragmatico” al tema della decrescita: vorremo cercare di essere parte della risposta alla domanda che sorge subito dopo aver letto un qualsivoglia libro sulla decrescita: Bello in teoria, ma io, nel mio piccolo, che posso fare? 

Ognuno di noi può agire per migliorare la propria condizione e impronta ecologica, imparando a pensare alle conseguenze del proprio operato e facendo scelte che tengano in considerazione l’intero ciclo di produzione, dalle materie prime allo smaltimento dei rifiuti. E la conseguenza di questa ricerca di nuove strade da percorrere è l’allontanamento dalla dipendenza consumistica, per ritrovare convivialità e collaborazione.
Da soli si può far poco ma insieme le cose cambiano! E MDF vorrebbe essere una sorta di catalizzatore in grado non solo di diffondere un pensiero, ma di fornire la possibilità a chi vi si riconosce di incontrarsi, di discuterne, di elaborarlo insieme, e soprattutto di metterlo in pratica, qui e ora!
C’è tanto lavoro da fare ma nel nostro piccolo ci impegniamo tutti i giorni per migliorarci e migliorare questo Paese. Se anche tu pensi che la felicità vada oltre al Pil, contribuisci al miglioramento sociale!

Come simbolo del Movimento abbiamo scelto l’ape “Pilli”, intenta a “tirare giù” il PIL, perchè:

1. E’ laboriosa
.
2. Ha bisogno di un ambiente pulito.
3. Attraverso l’impollinazione favorisce la biodiversità.
4. Autoproduce il suo cibo e le sue medicine.
5. Si costruisce la casa da sé e lo fa con una geometria perfetta.
6. Rifiuta di nutrirsi con piante geneticamente modificate.
7. Vive in comunità collaborando con i suoi simili.
8. Se si sente minacciata si difende col pungiglione, ben sapendo che è a costo della vita.
9. Prende l’iniziativa adeguata, utile per la comunità, senza bisogno di esempi o ordini.

 

 

Le attività portate avanti dal Movimento per la decrescita felice si articolano in quattro filoni:

Stili di vita

Tecnologie

Politica

Cultura            

Questi quattro filoni sono per noi come uno sgabello, costituito da tre robuste gambe – stili di vita, tecnologie e politica – le quali tengono in piedi il ripiano della  della cultura.

Se manca una di queste gambe, lo sgabello non sta in piedi. Da sole, le tecnologie che riducono il consumo di risorse a parità di produzione o servizi possono dare adito al cosiddetto “effetto rimbalzo”: se un’automobile più efficiente dimezza i consumi di benzina raddoppiando i chilometri che fa con un litro, gli automobilisti possono essereindotti a percorrere più chilometri. Per evitare che ciò si verifichi occorre anche un cambiamento degli stili di vita e una legislazione che ponga limiti alla circolazione automobilistica ed incentivi la mobilità pubblica.

Solo la compresenza delle tre gambe è in grado di sostenere il paradigma culturale della decrescita, il ripiano dello sgabello che a sua volta unisce e sostiene le gambe stesse. Senza una rivoluzione culturale, infatti, senza una decolonizzazione del nostro immaginario collettivo dai valori della crescita, le tre gambe non sarebbero che semplici pezzi di legna.

4 thoughts on “Chi siamo”

  1. DECRESCITA FELICE è la migliore analogia alle scuole orientali zen.
    Essere vivi significa relazionarsi con ciò che abbiamo all’intorno nel modo più leggero e impercettibile possibile.
    Vivere di relazione in relazione

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